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Pontedera, ecco l’impianto dell’organico per ridurre le bollette

Visita alla struttura di Geofor per smaltire i rifiuti umidi. Con l’investimento da 22 milioni si produrrà anche biogas


20 giugno 2022 Paola Silvi


PONTEDERA. Sta nascendo a Pontedera, nella campagna di Gello, un impianto di compostaggio tra i più grandi della Toscana. 22 milioni di investimenti, tre milioni e 600mila da finanziamenti pubblici, il resto messo a disposizione da Geofor, che fa parte del gruppo Retiambiente, per costruire una struttura che produrrà biometano e compost dai rifiuti organici. Da gennaio, quando entrerà a regime, arriveranno 44mila tonnellate l’anno di cosiddetto “umido” che, miscelate a settemila tonnellate di scarti verdi, si trasformeranno in 7.500 tonnellate di compost. Il tutto grazie alla “digestione anaerobica” che avviene senza ossigeno, in contenitori chiusi. Producono biogas da usare per generare elettricità e, sotto forma di biometano, per alimentare mezzi di trasporto della stessa Geofor o di industrie partner. Oltre a un “digesto” che diventare un “fertilizzante”.

Addio Bergamo

«La realizzazione di questo super processo – spiega l’assessore all’ambiente Mattia Belli – rappresenta per la città un elemento innovativo perché Pontedera dipenderà sempre meno da logiche di mercato esterne e miglioreranno le condizioni ambientale». Così non solo diminuiranno le spese di conferimento, perché il rifiuto organico non sarà più portato a Bergamo per essere smaltito. Ma ci sarà la possibilità di risparmiare sul carburante dei veicoli in uso e di guadagnare dal compost venduto. Ridurre gli sprechi e trasformare gli scarti in risorse. È la logica dell’impianto che sarà rodato e collaudato in estate. «Geofor possedeva già un’area di compostaggio – dice Giuseppe Merico, ingegnere responsabile del procedimento – ma ormai era obsoleto. Si chiude dunque quel ciclo di rifiuti per realizzare qualcosa di nuovo».

Visto da vicino

E la rivoluzione parte dall’apertura dei sacchetti dei rifiuti. Prima dell’intreccio di tubi, scale, ciminiere e portelloni che scintillano sotto il sole, visti da vicino nel nostro viaggio all’interno dell’impianto, ci sono i camion che trasportano il pattume negli hangar, e lo riversano su nastri che hanno la funzione di isolare la materia organica con setacci e filtri meccanici. Eliminati i residui la miscela va ai biodigestori, due serbatoi da 4mila metri cubi ciascuno in cui iniziano fermentazione e produzione del biogas. «Creato il “digestato” – continua Merico – una sorta di pala lo preleva e lo deposita nelle zone di compostaggio. Dopo 25 giorni circa vengono effettuati controlli analitici. Viene poi miscelato con il verde e le potature e portato nel capannone di maturazione dove rimane per ulteriori 25 giorni». Questo edificio dedicato alla fase finale del percorso è quello che manca da costruire ma «siamo perfettamente nei tempi», conferma Piero Ulivieri, direttore dei lavori.

Monitoraggio

Alla Geofor sono convinti che le maleodoranze saranno sotto controllo. Se spesso a preoccupare i cittadini sono i cattivi odori che potrebbero provenire dai 15.500 metri quadrati deputati al riciclo, anche in questo caso l’azienda mette in campo meccanismi specifici per allontanare le preoccupazioni. «Ci sono sistemi di lavaggio chimico e l’inserimento nei grossi contenitori di cemento armato di legno di abete, pino o larice che funzionano come spugne. Assorbono e filtrano per eliminare i miasmi», specifica Merico. Ma c’è di più. Perché ogni tappa del processo viene monitorata. «Tutto è tracciato – sottolinea Pietro Cavina, responsabile del controllo di gestione – perché deve ovviamente rispettare requisiti per ottenere un certificato di qualità». In un circolo virtuoso dove, attraverso l’accelerazione di un percorso di decomposizione o “digestione” naturale, possiamo ritrovare gli avanzi della cena nel serbatoio di un veicolo su strada o nelle coltivazioni agricole e vivaistiche. «Un valore ambientale facilmente intuibile», conclude Juri Filippi, assessore di Vicopisano e presidente del comitato di controllo, che diventa anche economico, con la possibilità, alla fine dei conti del Piano economico finanziario (Pef), di poter diminuire la parte variabile e quella fissa della bolletta.

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