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Violenze sulla figlia di 5 anni, condannato anche in appello

Pietro Barghigiani
Violenze sulla figlia di 5 anni, condannato anche in appello

Ridotti da 10 a 8 anni gli anni a carico di un commerciante. È a processo per altri episodi anche ai danni del figlio ora maggiorenne

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PONTEDERA. Uno sconto di pena lieve. La responsabilità nel merito non cambia.

Un 45enne originario del Nordafrica, residente in Valdera, è stato condannato anche in appello per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia che all’epoca dei fatti aveva 5 anni. I 10 anni inflitti in primo grado dal Tribunale di Pisa davanti alla Corte d’Appello sono scesi a otto.

L’uomo, (omettiamo l’identità per tutelare le parti offese, ndr) un tempo commerciante ambulante, un paio d’anni fa era stato arrestato il tentato omicidio della sorella che aveva cercato di investire con l’auto. A novembre sarà processato sempre per violenza sessuale aggravata per una serie di episodi avvenuti in Marocco ai danni della figlia e del figlio, nel frattempo diventato maggiorenne, ma che all’epoca era un adolescente.

Il caso era stato scoperto a scuola. La figlia, in particolare, aveva mostrato segnali di disagio in classe. Pianti improvvisi che apparivano agli educatori come ingiustificati. Da qui gli approfondimenti sulla vita della ragazzina che in passato aveva già accusato il padre di maltrattamenti. Era stata raccolta la testimonianza alla presenza dell’assistente sociale e dello psicologo. I racconti erano stati precisi e toccanti. La madre è morta anni fa e i due si trovano in una struttura protetta.

La curatrice speciale della bimba è l’avvocato Maria Concetta Gugliotta che si è costituita parte civile con il collega Alberto Marchesi che tutela il fratello.

Nel processo di novembre il pm ipotizza la consumazione di episodi avvenuti nella sua residenza d’origine, fuori dall’Italia, nel 2013 e 2014 ai danni della figlia quando non aveva ancora compiuto 10 anni. Approcci pesanti e diretti, non limitati a palpeggiamenti o strusciamenti sulle parti intime della bambina che pure fanno parte dei capi di imputazione.

Sarebbe andato molto oltre, il 45enne che si trova detenuto nel carcere di Prato nella sezione riservata a quella che la psicologia declinata in chiave giudiziaria classifica come sex offender. Nei confronti del figlio, nel frattempo diventato maggiorenne, gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2014 e il 2015 attraverso palpeggiamenti delle parti intime e baci imposti contro la volontà del ragazzo che da tempo ha interrotto i legami con il papà.

La figlia si trova da tempo in una struttura protetta, seguita dai servizi sociali. Il padre si è visto confermare nel merito le accuse di averla abusata. La riduzione di due anni dalla pena originaria sono frutto del riconoscimento delle attenuanti generiche. Un tecnicismo che non sposta la responsabilità dell’uomo sulle violenze ai danni della figlia.


 

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