Il presidio
Grillaia, centocinquanta “no” alla riapertura della discarica
Manifestazione di varie sigle e cittadini per fermare l’arrivo dell’amianto. Tra i sindaci presente solo Bini, contestati gli assenti: «Dove sono gli altri?»
CHIANNI. «In questa discarica c’è finito di tutto, a cominciare dalla verità». Parole dure, ma anche colori, musica e speranza nei giudici, senza per questo farsi prendere dalla voglia di mollare. Questo ieri mattina ha sfilato di fronte ai cancelli della vecchia discarica della Grillaia, un sito chiuso da oltre vent’anni oggi ridotto ad una verde collina su cui si affaccia Chianni.
Dopo aver gridato le proprie ragioni in centro a Pontedera nei giorni scorsi, quasi centocinquanta persone si sono radunate ai cancelli per dire ancora una volta “No” alla decisione della Regione di stoccare qui amianto per i prossimi sei anni. «Ci dissero che doveva servire solo 9 comuni, che poi divennero 12, 20, 30. .. – ha ricordato Ilianella Boldri, uno dei volti storici del movimento che anni fa chiese a gran voce la chiusura del sito. – Ci dissero che dovevano finirci solo i rifiuti urbani, poi ci portarono di tutto. Ci dissero che era sicura, controllata, poi la dovettero chiudere perché sversava. Ci dissero che doveva essere rimessa a posto, ma sappiamo come è andata a finire. Oggi, gli stessi, ci dicono che si riapre solo per un po’ e noi dovremmo crederci».
Tante le sigle radunate alle porte della discarica: sindacato SGB, Legambiente, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, associazione La Rossa, lista “La Svolta in Comune”, Gruppo Zero Chianni, Stop Grillaia, Assemblea permanente No Keu, sezioni comunista Gramsci-Berlinguer, circoli Arci di Lari e Botteghino di La Rotta, Unione Inquilini, Valdera Comunista.
Nel mirino la contestata delibera regionale da cui passerà il via allo stoccaggio dell’amianto: «Stiamo passando dall’avere un sito chiuso ad averne uno che viene riaperto per 6 anni e poi dovrà essere chiuso di nuovo, con un processo di “fine vita” di altri trent’anni. In pratica saremo liberi nel 2060 – dice uno degli animatori della mattinata, il professor Pasquale Vaira, in arte “Paco Paquito”. – Tutto questo noi non lo possiamo accettare e non lo accetteremo». Una piazza animata da numerosi striscioni, slogan e anche da momenti musicali, ma soprattutto venata da una grande sfiducia nelle promesse della Regione. «Ci dicono che nel 2060 sarà tutto finito, ma non sarà così. Non è mai così – ha dichiarato Danielle Vangeri, di Rifondazione. – E a chi dice che l’amianto non puzza ricordiamo che nel nostro paese esso rappresenta una ferita aperta non solo ambientale, ma anche sanitaria». Molte le prese di posizione: dall’attore volterrano Gianni Calastri ai tanti, storici, protagonisti delle battaglie di tanti anni fa, alcuni dei quali non hanno risparmiato qualche stoccata ai sindaci di Chianni e Lajatico. «Io 30 anni fa ero qui, mi ricordo com’era – ha detto Piero Anichini, del Gruppo Zero. – Ricordo che in questo sito ci buttavano di tutto e di più, con camion che arrivavano a tutte le ore del giorno e della notte. Dove sono anche oggi i sindaci? A Lajatico lo sanno che la discarica è più vicina a loro che a Chianni? ».
E infatti ai bordi del concentramento, senza intervenire, l’unico sindaco presente è Mirko Bini di Terricciola, che dice: «Sono qui prima di tutto come cittadino, ma stiamo facendo la nostra parte anche in vista dell’udienza e oltre». Oltre a lui, nella piazza assolata, l’unico altro amministratore presente è il consigliere della destra pontederese Matteo Bagnoli.
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