Prima Lineapelle post inchiesta Keu tra le incertezze di rincari e guerra
Debutto della fiera a Milano che si concluderà domani. Oltre 160 le aziende conciarie dal comprensorio del cuoio
SANTA CROCE. La prima (vera) edizione di Lineapelle dopo lo scandalo dell’inchiesta denominata Keu per smaltimento illecito di rifiuti ha il sapore dolce di una ripartenza, ma anche amaro di una incertezza. «In questi ultimi due anni non ci siamo fatti mancare niente – dice il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola, Michele Matteoli provando a usare un po’ di umorismo –. Dal Covid, all’inchiesta fino a un aumento di costi spropositato. Ora ci voleva la guerra tra Russia e Ucraina».
VOGLIA DI VOLARE
E, in effetti, lo scenario che i diretti interessati hanno visto tra gli stand di Fiera Milano Rho riassume il quadro di un comparto che sembrava destinato a spiccare il volo da primavera in poi. Ma che ancora non riesce a spiegare le ali per provare a uscire dalla crisi in maniera definitiva. Anche se, ormai è noto, il primo giorno di esposizione non è mai veritiero. La maggior parte degli operatori arrivano il giorno successivo all’inaugurazione e molti tornano anche il terzo. Ecco perché Ezio Castellani, presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce, giudica l’affluenza per il debutto di Lineapelle «ordinaria». E aggiunge: «Non è andata malissimo, bisogna essere onesti. La nota positiva sono sicuramente i tanti giovani compratori che abbiamo visto aggirarsi tra gli spazi delle nostre aziende. E questo è incoraggiante per il futuro».
BICCHIERE MEZZO PIENO
Questa edizione (visitata anche dal vescovo di San Miniato, Andrea Migliavacca e da Vittorio Gabbanini, consigliere del presidente della Regione Eugenio Giani) ruota attorno alle pelli per la stagione primavera-estate 2023. Il periodo delle vacanze non è proprio il massimo in fatto di utilizzo di pelle nelle collezioni delle griffe della moda internazionale. Ma Castellani considera il bicchiere mezzo pieno: «Potrebbe essere la prima stagione di piena produzione dopo tempo». La pandemia ha spezzato il flusso di lavoro troppe volte in questi ultimi due anni. E questa poteva essere l’occasione giusta per riprendere il filo del discorso interrotto all’inizio del 2020, prima dell’arrivo del Covid. «Purtroppo, però, l’imminente guerra tra Russia e Ucraina ci riportano all’incertezza – dice il presidente di Assoconciatori –. E questo non è certo un bene per il settore.
FRENI AL SETTORE
Anche perché c’è un altro carico per la pelle toscana, quello dell’aumento dei prezzi, come sottolinea Matteoli: «C’erano buoni presupposti per ricominciare a lavorare. Ma i prezzi di luce, gas, trasporti, materia prima e logistica sono un freno vero, concreto. E questa guerra rischia davvero di annullare gli sforzi fatti finora. L’unica cosa che dobbiamo fare è provare a resistere, pensare che questi giorni a Milano possano essere comunque una ripartenza e credere che il lavoro tornerà nelle nostre aziende».
PRESENZA MASSICCIA
Che lo spirito dei conciatori sia comunque votato all’ottimismo lo dimostra la conferma della presenza massiccia di aziende conciarie del comprensorio del cuoio a Lineapelle (che si concluderà domani). Le imprese iscritte alla manifestazione fieristica sono 962, di cui 476 concerie con 304 italiane. Di queste 136 arrivano dai comuni della provincia di Pisa come San Miniato, Santa Croce e Castelfranco. Mentre 26 sono quelle di Fucecchio nella provincia di Firenze. Difficile, se non impossibile saltare l’appuntamento con Milano per una conceria che punta al rilancio. Ma la speranza, a questo punto, è che il treno possa riprendere la corsa interrotta due anni fa.
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