Il Tirreno

Pontedera

Cent’anni di passi nel mondo tra natura e buone azioni

Paola Silvi
Un momento della vita dell’Associazione guide e scout cattolici italiani (Agesci) di Pontedera che quest’anno celebra il secolo di vita con un grande appuntamento in Duomo a cui sono stati invitati tutti quelli
che hanno fatto parte di questo mondo, indipendentemente dall’età per una grande festa che coinvolgerà, oltre alle istituzioni e alle altre associazioni del territorio, intere generazioni di pontederesi
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Un momento della vita dell’Associazione guide e scout cattolici italiani (Agesci) di Pontedera che quest’anno celebra il secolo di vita con un grande appuntamento in Duomo a cui sono stati invitati tutti quelli che hanno fatto parte di questo mondo, indipendentemente dall’età per una grande festa che coinvolgerà, oltre alle istituzioni e alle altre associazioni del territorio, intere generazioni di pontederesi

Si celebra il secolo di vita del gruppo Agesci, tra i più longevi in Italia. Cinquemila persone hanno frequentato l’associazione pontederese

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PONTEDERA. L’amore per la vita all’aria aperta, per la natura. La riscoperta del servizio verso gli altri e della buona azione. La condivisione, la strada, la lealtà, il gioco. Il fuoco di bivacco, le canzoni strimpellate, le camminate, le uscite, le promesse, le notti in tenda a sognare di impegnarsi e a provare a lasciare il mondo un po’ meglio di come lo hanno trovato. Per un futuro più giusto e solidale. Cento anni di passi. Sui passi di Robert Peter Baden-Powell, fondatore del movimento scout in tutto il mondo. Cento anni dalla nascita del gruppo scout Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) Pontedera 1.

Gli albori

«Era l’estate del 1922 quando, al circolo cattolico San Luigi, nacque l’Asci, associazione scout cattolici italiani – ripercorre il filo della memoria Paolo Gori, autore insieme a Luigi Giani del testo storico “Scout a Pontedera –. Il fondatore fu Gualtiero Del Guerra e il gruppo venne dedicato a San Michele Arcangelo. A una delle prime riunioni era presente anche Giovanni Gronchi, giovanissimo».

Longevità

Ma Pontedera fu anche la seconda esperienza italiana legata allo scoutismo, dopo Bagni di Lucca perché nel 1911 era già presente una forma embrionale di associazionismo laico che però poi non sopravvisse. «Con l’avvento del fascismo – aggiunge Gori – il gruppo fu sciolto per poi risorgere dopo il 1945. Allora protagonisti furono monsignor Vasco Bertelli, Gastone Pagliai e Mario Meotti. Originariamente divisi in sezioni, femminile e maschile, il 1974 vide l’unione di queste due parti. Lo scoutismo è una metodologia educativa che mette al centro il ragazzo e il suo sviluppo».

Legame indissolubile

Un’occasione di confronto, di crescita, di scambio a partire dal tema ispirato ai primi versi della promessa che, a prescindere dall’età, crea un legame indissolubile con l’associazione. «Con l’aiuto di Dio – recitano i ragazzi quando arriva il momento della consapevolezza – prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere, verso Dio e verso il mio Paese per aiutare gli altri in ogni circostanza e per osservare la legge scout».

Pronti a servire

E così il motto che accompagna i giovani appartenenti agli scout durante gli anni si declina nel fare “del nostro meglio” nel braco, il piccolo gruppo dove sono accolti i bimbi, in “estote parati”, state pronti detto alla latina nel reparto, dedicato agli adolescenti e nel “pronti a servire” nel clan per i ragazzi più grandi.

Esperienza insieme

«Perché quando una persona diventa scout – spiega Pier Luigi Masi, capo gruppo Pontedera – lo è per tutta la vita». Non a caso lui, che ha iniziato a 16 anni, dopo oltre 45, vive ancora l’orgoglio di questi valori: «L’essenza dello scoutismo è fare esperienza insieme agli altri. Dare e offrire fiducia. Con la certezza che quando sei in viaggio la strada si ritrova sempre». Che, tradotto, significa: «L’associazione ti insegna che non esistono problemi senza soluzioni. Anche nei momenti più bui non sei solo».

Conteggi impossibili

E in effetti, il ritmo dei passi scandito da lupetti/coccinelle, esploratori/guide, rover/scolte e comunità capi è rimasto una costante per Pontedera. Lo dimostrano i numeri che attestano come gli associati, negli anni, abbiano registrato una notevole ascesa. «Impossibile – dice Masi – contarli con esattezza ma se si pensa che ci sono state occasioni in cui il gruppo raggiungeva i 140 ragazzi, in 100 anni saranno stati oltre 5mila gli scout censiti». E lo dimostrano anche le decine di storie, di iniziative e di attività promosse. Pantaloni corti di velluto, calzettoni, fazzolettone che nel tempo ha cambiato varie volte colore, da biancoverde a giallorosso negli anni Novanta in onore di papa Pio XII che li ricevette, alle tonalità del blu, giallo e scozzese dei nostri giorni. Gli scout non passano inosservati ma sono queste dinamiche a renderli unici. Una formazione permanente che accetta le sfide del mondo moderno. Mai anacronistici ma sempre inseriti nelle realtà sociali e di volontariato. Pronti a dare una mano, a superare i propri limiti e a manifestare il loro entusiasmo per l’amicizia.

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