Il Tirreno

Pontedera

Pericoli, cartelli-rebus e scarsa illuminazione sul ponte: «Gli enti devono intervenire»

Giacomo Pelfer
Dario Ceccanti di San Romano sul ponte di Castelfranco accanto alla segnaletica ormai illeggibile o comunque superata
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Dario Ceccanti di San Romano sul ponte di Castelfranco accanto alla segnaletica ormai illeggibile o comunque superata

La protesta di Ceccanti che si rivolge a Comuni e Provincia «Divieti contrastanti e incidenti su uno snodo fondamentale»

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CASTELFRANCO. A voler rispettare alla lettera i cartelli c’è quasi da impazzire. Soprattutto per chi proviene dal cavalcaferrovia di San Romano che immette direttamente sul ponte di Castelfranco: qualche centinaio di metri prima si incontra un divieto di transito ai veicoli superiori alle 3,5 tonnellate, mentre a metà del viadotto, su un palo completamente arrugginito, ci si imbatte in un misterioso divieto per i mezzi oltre le 24 tonnellate, mentre all’ingresso del ponte ritroviamo quello per i veicoli oltre le 3,5.

Arrivando dal lato di Castelfranco, invece, ecco che ricompare il divieto per i mezzi superiori a 24. Un divieto montato chissà quanti decenni fa, oggi neppure più contemplato dal Codice della strada, ma rimasto al proprio posto in balia del tempo e dell’incuria. Un segnale, evidente e per certi versi comico, di uno snodo di traffico che forse meriterebbe più attenzione. Ne è convinto Dario Ceccanti, cittadino di San Romano, già membro della locale Consulta e da sempre in prima linea per i piccoli e grandi problemi della frazione, che interviene per richiamare l’attenzione degli enti locali sull’importanza del ponte di Castelfranco e delle strade che lo raggiungono, a maggior ragione proprio adesso che la Provincia di Pisa (proprietaria della provinciale 6 di cui il ponte fa parte) si prepara a far partire il cantiere per la messa in sicurezza delle spallette.

«Magari può essere l’occasione per mettere gli occhi su quello che da tempo sfugge – dice Ceccanti – alla Provincia ma anche e soprattutto ai due Comuni di Castelfranco e Montopoli, per i quali il ponte rappresenta la porta d’ingresso al proprio territorio». La discrepanza della segnaletica stradale è solo uno degli aspetti da rivedere, a cui si aggiunge quello dell’illuminazione e la pericolosità dell’incrocio sul lato di San Romano. «Chi entra a Castelfranco venendo dal ponte si ritrova su un rotatoria completamente al buio – spiega Ceccanti – : è illuminata la fontana, ma la carreggiata che ci gira intorno no. Non a caso nell’agosto 2019 un’auto finì dentro l’edicola. Forse con un paio di lampioni non sarebbe successo. Alla fine basterebbe prolungare le linee elettriche di via del Callone o di viale Vigesimo». Sul lato di San Romano, invece, non è più rinviabile secondo Ceccanti la messa in sicurezza dell’incrocio fra il ponte dell’Arno, il viadotto di via Caduti dei Lager e le due traverse laterali di lungarno Pacinotti e via Vaghera, che lo scorso 22 dicembre fu protagonista di una spaventosa carambola con un’auto finita lungo la scarpata. La proposta di Ceccanti è istituire un senso unico in via Vaghera e allo stesso tempo impedire salti di carreggiata. «Chi proviene da lungarno Pacinotti sarebbe obbligato ad immettersi sul ponte verso la rotatoria della fontana – spiega – mentre chi proviene da Castelfranco non potrebbe più svoltare a sinistra in lungarno Pacinotti, ma sarebbe obbligato a proseguire dritto fino a una nuova rotatoria da costruire tra via Caduti dei Lager e via Lavialla. Alla fine parliamo di uno snodo strategico per il Comune di Montopoli, eppure privo di illuminazione e senza marciapiedi». Uno snodo dove a dispetto dei divieti transitano anche numerosi mezzi pesanti: «Servirebbe un divieto che escluda gli autorizzati – conclude Ceccanti – consentendo il passaggio solo alle ditte che hanno sede nella zona industriale di San Romano».

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