Il Tirreno

Pontedera

la protesta 

Cassa in sciopero, adesione dell’80% dei lavoratori

Nilo Di Modica
Cassa in sciopero, adesione dell’80% dei lavoratori

Presidio davanti alla sede di piazza dei Priori contro tagli ed esternalizzazioni. I sindacati accusano il presidente Mocchi e ne auspicano le dimissioni

3 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA. «Aveva promesso ristrutturazione e ricerca di capitali, invece fa politiche che sanno di smantellamento: Alberto Mocchi, a che gioco sta giocando?». È questa la domanda provocatoria di Marco Chirici (First Cisl), Gregorio Furiesi (Fisac Cgil) e Alberto Loretelli (Fabi) al presidente della Cassa di Risparmio di Volterra, banca che venerdì 4 febbraio è stata interessata dal primo dei due giorni di sciopero indetti dalle tre sigle sindacali con la Uilca.

Una protesta che i sindacati definiscono «molto partecipata», con una media di adesione dell’80 per cento e vari sportelli chiusi. Il tema è il rilancio di una banca che a detta dei sindacalisti «fa tornare i bilanci a suon di tagli, senza politiche di espansione». Una realtà importante: 454 dipendenti, 60 sportelli sparsi su sei province e un piano di ristrutturazione da crisi per crediti deteriorati da ben 480 milioni. Problema demandato proprio all’attuale presidente, arrivato a maggio per trovare nuovi soci e capitali. «Le criticità che da tempo ci portavamo dietro – spiegano i sindacalisti – con la nuova presidenza sono andati peggiorando, in una banca che ormai procede senza un contratto integrativo, fatto scadere e mai rinnovato. A oggi va avanti il contratto nazionale senza che mai l’azienda abbia chiesto di aprire la trattativa».

Un comportamento che le sigle definiscono «unilaterale» e che, temono, debba fare da contorno a una ristrutturazione fatta prevalentemente di tagli. «Da tempo, ormai, sappiamo della creazione di un ufficio che viene definito di “back office” in cui sono confluiti 50 lavoratori – spiega Chirici –. Abbiamo motivo di credere che si tratti del primo passo per la cessione di un ramo di azienda, come avvenuto in tante altre ristrutturazioni simili. Di fatto una esternalizzazione mascherata di personale e servizi di cui comunque la banca ha bisogno». Secondo Loretelli, «il contratto nazionale vincolerebbe passaggi di questo tipo, garantendo che le condizioni salariali rimangano le stesse. Ma è chiaro che questi lavoratori si ritroveranno comunque a dipendere di altre società, con troppe incognite a gravare sulle loro teste».

C’è poi il nodo del servizio ai cittadini: «Il piano iniziale, che prevedeva di chiudere 6 filiali, è stato realizzato a metà – sottolinea Furiesi –. Saltano Bientina, Venturina e Volterra 2. E sono in ballo Ponteginori, la cui chiusura è stata annunciata e per ora ritirata, dopo le proteste delle istituzioni, Bibbona e Orciano». Il sindacalista della Cgil aggiunge che «tutto questo senza mai interpellarci. Sappiamo che qualunque accordo richiederà sacrifici, che i lavoratori stanno già facendo. Ma anche per affrontare le crisi ci sono strumenti e modalità, come il fondo di solidarietà. Ma la condizione è che la trattativa sia aperta».

Da qui l’appello anche all’azionista di maggioranza della banca, la Fondazione che detiene il 75 per cento delle quote. «I tagli indiscriminati salvano i bilanci, ma rischiano di non salvare la banca – spiega Chirici. – Siamo di fronte a un’azienda che si sta comprimendo. Com’è possibile rilanciarla in queste condizioni? Il presidente della Fondazione Roberto Pepi è sicuro che questo manager chiamato a salvarci faccia gli interessi di lavoratori e Fondazione?». E Loretelli rilancia: «Se la voce di lavoratori e sindacati continuerà a essere ignorata non ci lasciano scelta che auspicare le dimissioni del presidente Mocchi».
 

Mentre i dipendenti della Cassa di risparmio di Volterra scioperavano davanti alla sede centrale di piazza dei Priori, alla presenza anche del sindaco Giacomo Santi che ha espresso solidarietà ai dipendenti e preoccupazione per la situazione in corso, il direttore generale Stefano Pitti lanciava un messaggio distensivo in una vertenza che sta assumendo, invece, toni piuttosto duri. «La Cassa rispetta le iniziative e le prerogative dei lavoratori e auspica un ritorno a un colloquio sereno e costruttivo, nell’esclusivo interesse condiviso di proprietà, azienda e dipendenti stessi che resta quello di mantenere il nostro ruolo di banca del territorio, ribadendo la piena disponibilità a incontrare le organizzazioni sindacali per la redazione di un nuovo contratto aziendale».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.41201981:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.41201981:1654853800/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.41201983:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.41201983:1654853800/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani