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santo pietro belvedere 

Madonna del ciclista torna a risplendere e ad essere venerata dopo il suo restauro

Paolo Falconi
l’area restaurata
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l’area restaurata

Si trova ai margini della strada provinciale, eretta nel 1878 Aveva bisogno d’interventi, eseguiti da due appassionati

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CAPANNOLI. Quel tabernacolo di campagna venne eretto nel 1878, appena 20 anni dopo le apparizioni alla grotta di Massabielle di Lourdes a Bernardette Soubirous, e dedicato, appunto, a quella Madonna. Si trova ai margini della strada che dalla Capannina di Cevoli porta a Santo Pietro Belvedere ed è sempre stato oggetto d venerazione dagli abitanti della zona.

Inizialmente dagli agricoltori, poi dai viandanti. Quindi divenne un luogo di raccoglimento religioso per chi vi transitava con il calesse e poi con le prime auto.

Poi scoccò l’ora di raccoglimento per i ciclisti non soltanto pisani che da quelle parti transitavano per le loro pedalate. Più di 140 anni fa la bicicletta si chiamava velocipede e il Tour de France non era stato ancora pensato. Figurarsi il Giro d’Italia e tutte le altre corse. Pertanto è stata una venerazione che si è fatta avanti soltanto da qualche decennio, quella tributata a quel tabernacolo, dai ciclisti, che nel frattempo erano diventati corridori.

Insomma, per arrivare ai tempi dell’ “Imbattibile” Alfredo Binda e del primo “Campionissimo” nella storia del ciclismo italiano Costante Girardengo di acqua sotto i ponti ne doveva ancora passare. Ma da quando la bici non è più soltanto mezzo di locomozione ma anche sport di massa, ecco che quel tabernacolo è diventato la “Madonnina dei ciclisti”.

Nei pressi, quando si correva ormai anni fa, si concludeva anche la corsa che a Santo Pietro avevano pensato per dare spazio alle giovani categorie del ciclismo nel giorno di Ferragosto: si chiamava la “Sagra del ciclismo”.

Aveva bisogno di restauro, quella marginetta, peraltro già oggetto di stolti vandalismi nel 1978 ma riportata al culto e “inaugurata di nuovo” l’8 settembre dell’anno successivo, come ricorda una lapide posta ai piedi della statua. Ora necessitava di altri interventi conservativi che sono stati portati a termine da qualche giorno. Delle sue cure si è sempre occupato Giovanni Carrara, l’appassionato insegnante di scuole superiori delle due ruote che escogitò insieme all’allora don Vasco Bertelli il pellegrinaggio in bici alla Madonna di Montenero. E con esso la preghiera del ciclista e un particolare rosario fatto con dieci anelli della catena di una bici. A Carrara, negli ultimi tempi si è aggiunto Adolfo Filippi, pontederese pure lui, e anche altre persone che in quella zona risiedono. Tutti hanno offerto il proprio contributo per riportare quel tabernacolo sulla strada tra la Capannina e Santo Pietro Belvedere ad avere lo smalto che meritava, se non altro per rispetto a chi davanti a esso si sofferma per un tributo di fede.

La grata che protegge la statua della Madonna di Lourdes si era deteriorata e la ruggine mostrava i segni del tempo che era passato, la stessa statua aveva persa la sua lucentezza, tutto il tabernacolo aveva bisogno di interventi e di una bella imbiancata. Anche il prato intorno necessitava di una bella falciatura.

Ora è tutto sistemato e lo spazio è accogliente per un momento di devozione. Attaccate alle palizzate ruote, caschi dei ciclisti. Con pensieri che assomigliano molto ad ex voto. Oppure preghiere e raccomandazioni su caschi come: “Grazie per aver accolto Alberto (manca il cognome, ndr) a pedalare in cielo sulle colline dell’amore. Aiutami a pensarlo con gioia per tutto quello che mi ha insegnato”.

Quando avvenne, due anni fa, in molti si sono fermati per una preghiera ad Alex Zanardi, dopo il tremendo incidente del quale rimase coinvolto sulle strade senesi e per il quale è ancora in cura.

La Madonnina dei ciclisti di Santo Pietro Belvedere, insomma, ha molto affetto. Non è la Madonna del Ghisallo sulle alture di quello che viene definito il Triangolo Lariano - un luogo verso il quale chiunque si reputi un ciclista dovrebbe salire almeno una volta nella vita, per sentirsi come quei campioni, per assaporare il piacere della vittoria, per sentire la vita scorrere nelle vene - ma qualcosa di più semplice.

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