Il Tirreno

Pontedera

coronavirus/1: la protesta 

Padre contro l’ordinanza che vieta il rientro a casa dei pazienti psichiatrici

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FAUGLIA. Il fatto ha come luogo la struttura residenziale della Stella Maris a Montalto nel comune di Fauglia. Ma l’origine della protesta di un genitore di un ospite di 24 anni affetto da una grave patologia ha origine dall’ordinanza regionale con cui il presidente della Toscana Eugenio Giani ha sospeso i rientri alle proprie abitazioni per i pazienti per contenere i contagi da coronavirus nel momento di esplosione dell’ultima ondata. E l’episodio scatenante è avvenuto in un momento particolare, alla vigilia di Capodanno.

«Il 30 dicembre ci è stato comunicato la sospensione dei rientri a casa per l’ordinanza emessa dalla Regione Toscana – racconta Vincenzo Moscato –. Mio figlio, quindi, non potendo rientrare a casa per la festività del Capodanno, già programmata da tempo, e non comprendendo le motivazioni, ha manifestato momenti di agitazioni e violenza tali da ricorrere a sedativi e psicofarmaci, non potendo nemmeno avere un contatto telefonico per rassicurarlo. Anche una eventuale visita avrebbe peggiorato le cose, perché alla mia vista avrebbe pensato di rientrare a casa».

Il padre contesta proprio l’ordinanza regionale: «Pur comprendendo il momento drammatico che viviamo, ritengo un abuso vietare i rientri a casa di soggetti che presentano disturbi psichici che malvolentieri accettano questi divieti e che l’alternativa sono solo i sedativi e altri psicofarmaci. Tra l’altro la sospensione dei rientri non è contemplata nell’articolo 7 del Decreto legge 221 del 2021 in cui si cita solo i modi di accesso alle strutture residenziali. In ogni modo, quando si fanno queste ordinanze sarebbe meglio specificare quali strutture possono attenersi a queste regole, escludendo proprio le strutture per disabili psichici per i motivi sopra esposti».

Ma c’è di più, perché Moscato sottolinea l’elemento vaccinazione: «Siamo tutti vaccinati con la terza dose o in attesa in questi giorni e non vedo le motivazioni per cui non possono avere contatti con l’esterno come ogni cittadino, creando una disuguaglianza a discapito dei soggetti più fragili. Ho scritto più volte alla Regione, ma nessuno ci ha mai risposto».

Poi l’appello a Giani: «La prego, pertanto, di voler rivedere tale ordinanza, se non volete avere sulla coscienza tanti ragazzi imbottiti e sedati da psicofarmaci e ricoveri in pronto soccorso per agitazioni provocate da questo assurdo divieto, sperando che tale decisione non aggravi la situazione mentale tale da doverne rispondere legalmente davanti ad un tribunale. Spero capirete il mio sfogo, peraltro condiviso da altri genitori, e che possiate ottemperare alla mia richiesta per risolvere tale problema».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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