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Giancarlo appende al chiodo forbici e rasoio dopo 53 anni di attività: «Ora farò il nonno»

Giacomo Pelfer
Giancarlo appende al chiodo forbici e rasoio dopo 53 anni di attività: «Ora farò il nonno»

La bottega di Cantini è stata a lungo il ritrovo dei tifosi del Tuttocuoio. Premiato dal sindaco l’ultimo giorno di lavoro 

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SAN MINIATO. Ha iniziato a fare barba e capelli che aveva appena 11 anni, nel lontano 1958, per poi mettersi in proprio dieci anni dopo, nel fondo al civico 26 di via Primo Maggio dove è rimasto fino a venerdì, nell’ultimo giorno di lavoro prima di chiudere per sempre la sua storica bottega.

Dopo 53 anni di attività, il barbiere di Ponte a Egola Giancarlo Cantini ha deciso di appendere definitivamente le forbici al chiodo, ricevendo a sorpresa anche la visita del sindaco di San Miniato Simone Giglioli, arrivato per consegnare un omaggio a Cantini insieme alla vicesindaca Elisa Montanelli e al consigliere Michele Fiaschi.

«Sinceramente non me l’aspettavo e mi ha fatto piacere» dice Cantini, classe 1947, prima di ricordare gli esordi di un’avventura professionale iniziata quasi per caso e soprattutto senza alcuna esperienza. «All’epoca non c’era scelta: se non volevi studiare a “girelloni” mica ti ci facevano stare – ricorda – . Così dopo la quinta andai a lavorare dal barbiere Sergio Poli, perché era da un po’ che mi diceva che dopo la scuola sarei potuto andare da lui. Ricordo ancora quella stanzina, senza finestre, dove tutti fumavano in continuazione. Chissà quanto fumo avrò mangiato».

Una gavetta durata dieci anni, fino a quando uno zio gli propose di mettersi in proprio, aprendo bottega in quel fondo di via Primo Maggio che si era appena liberato. «Ancora non ero mica tanto esperto – confessa Cantini – tanto che un anno dopo feci la scuola per parrucchieri a Empoli. Ad ogni modo ero il più giovane del paese, avevo il negozio nuovo e tutti gli amici iniziarono a venire da me. In poco tempo ero pieno di clienti e di lavoro».

E fu proprio in quegli anni che Cantini conobbe la sua futura moglie, Nerina Ficcadenti, parrucchiera anche lei, che di lì a poco avrebbe trasferito il suo salone per donna, guidato insieme alla sorella Silvana, proprio nel fondo confinante con quello di Giancarlo. «Quando nel ‘92 rinnovai il negozio feci fare una parte interna – ricorda – in modo da passare da un negozio all’altro senza uscire. Ad ogni modo non ci siamo mai confusi: ognuno ha sempre fatto il suo lavoro con la propria clientela».

Mentre la moglie ha sempre lavorato con le acconciature da donna, Giancarlo è rimasto fedele alla dimensione della vecchia bottega rigorosamente maschile, punto di riferimento e di ritrovo per gli uomini del paese. «Da me si è sempre parlato parecchio di calcio, quello di serie A ma soprattutto di Tuttocuoio» racconta Cantini, tifosissimo neroverde, che soprattutto negli anni della Lega Pro aveva fatto del negozio uno dei punti di ritrovo del tifo ponteaegolese. «Lasciare il lavoro un po’ mi dispiace – aggiunge – ma forse avrei dovuto chiudere già l’anno scorso. Ho passato due anni tribolati, sempre con la paura di contagiarmi o di contagiare i clienti». Così, dopo 53 anni, il fondo di Cantini resterà per la prima volta con le luci spente. «Cosa farò adesso? – conclude - . Sicuramente verrò a trovare mia moglie e mia cognata qui in negozio: loro continuano perché sono più giovani di me. Verrò per incrociare qualche amico e fare due chiacchiere, ma soprattutto mi dedicherò al nipotino di 4 anni».
 

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