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La condanna arriva dopo otto anni dai maltrattamenti

Libero Red Dolce
La condanna arriva dopo otto anni dai maltrattamenti

Minacce e sopprusi per anni: arrivò a mandare alla ex compagna una pistola ad aria compressa

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FAUGLIA. Sono serviti otto anni per arrivare a una sentenza di primo grado per maltrattamenti contro una donna. L’imputato, condannato a due anni, era accusato di maltrattamenti, lesioni e sottrazione di minore, il figlio della coppia. Gli ultimi due reati però hanno fatto in tempo a essere prescritti mentre il processo galleggiava tra le aule, tra rinvii e cambi di giudice.

I fatti risalgono al 2013, accaddero nel comune di Fauglia. E qui occorre sottolineare un paradosso: reati di questo tipo, come i maltrattamenti, dovrebbero avere la trattazione prioritaria. Addirittura con la riforma del 2019, il Codice rosso (la legge 69 del 2019) sono state adottate misure per velocizzare indagini e processi. La nuova normativa prevede che, anche in caso di maltrattamenti, la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisce immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale; il pm entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato «deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato»(salvo esigenze di tutela della vittima). E le indagini delegate dal pm «devono avvenire senza ritardo». Già l’anno precedente, il Consiglio superiore della magistratura, a maggio, aveva adottato linee guida per trattare i procedimenti reati di violenza di genere e domestica. Stabiliva tre punti principali: l’assegnazione di questo tipo di procedimenti a magistrati specializzati, l’inclusione di questo tipo di processi tra quelli a trattazione prioritaria e la pianificazione di forme di intervento integrato tramite enti locali, centri anti-violenza e associazioni.

Ecco, il caso di Fauglia è un esempio perfetto del perché servivano nuove regole. E del perché non devono rimanere lettera morta. Il processo rimase fermo addirittura un anno, in attesa dell’assegnazione a un nuovo giudice. Non pare proprio il canale dove viaggiano i procedimenti con valenza prioritaria. I rapporti nella coppia erano complicati. In un contesto difficile, dal punto di vista sociale, con precedenti di detenzione per droga. La donna, dopo un periodo buio, decise di impegnarsi, aiutata, per un percorso che l’affrancasse da una situazione difficile personale. Riuscendoci.

L’ex compagno, poco a poco, cominciò a trattarla come un oggetto. Maltrattamenti, vessazioni, insulti, fino a un episodio inquietante. L’uomo le mandò, dentro a una busta di plastica, una pistola ad aria compressa. La donna la giudicò una vera e propria minaccia. L’imputato invece si difese sostenendo che non ci fosse nessuna intenzione minacciosa. Un caso: era rimasta in fondo alla busta.

La vicenda alla fine è stata assegnata alla giudice Susanna Messina, che è arrivata a senteza. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Zarra, dovrà scontare due anni , rifondere le spese legali e la provvisionale alla vittima, difesa dall’avvocato Francesco Mancuso.



 

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