L’assalto al bancomat fallì: fucecchiese condannato a 10 mesi
Lo sportello di una banca fatto saltare con l’esplosivo All’imputato contestato il ruolo di “palo” della banda
FUCECCHIO. Confermata in Cassazione la condanna a 10 mesi con rito abbreviato per un 36enne originario di Fucecchio ritenuto colpevole in gradi di giudizio del reato di tentato furto aggravato. L’episodio specifico era quello di un assalto a un bancomat in Abruzzo.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’avvocato del fucecchiese Vincenzo Serra. Nel 2018 fu coinvolto in un’indagine su un paio di colpi analoghi avvenuti a Galleno e a Santa Croce sull’Arno.
Scrivono i giudici romani: «Riconosce la Corte territoriale che, pur potendosi affermare che il Serra non abbia avuto la possibilità di vedere ciò che succedeva nel luogo in cui veniva fatta esplodere la “marmotta”, nondimeno non vi è dubbio che lo stesso partecipò all’azione criminale svolgendo la consapevole rilevante funzione “attiva” di palo, finalizzata a verificare se vi fosse il pericolo di interferenza nel compimento del delitto da parte delle forze dell'ordine o di altri soggetti».
Il 36enne era accusato, in concorso con altri, di aver partecipato all’assalto a un bancomat in provincia di Teramo con l’obiettivo «di impossessarsi del denaro contenuto nella cassa contanti dello sportello Atm di proprietà dell’istituto di credito Banca Popolare di Bari - Ex Tercas - agenzia di Mosciano Sant’Angelo, mediante l’introduzione all'interno della bocchetta di erogazione del denaro di un ordigno artigianalmente confezionato, denominato “marmotta”, carico di polvere esplosiva che provocava la deflagrazione dell’apparato elettronico arrecando gravi danni ai locali, pur non riuscendo nell’intento per ragioni indipendenti dalla propria volontà. Con l’aggravante dell'aver commesso il fatto in più di cinque persone, con violenza su cose esposte per necessità a pubblica fede».
P.B.
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