Il presidio
«I letti di sub-intensiva sono una presa in giro»
L’ex direttore della cardiologia-Utic Carlo Giustarini attacca: «Entusiasmo incomprensibile, la situazione è drammatica»
volterra. «È incomprensibile l’entusiasmo espresso a proposito dell’apertura dei cosiddetti “4 letti di terapia sub-intensiva nell’ospedale di Volterra”: se quello del sindaco di Volterra Giacomo Santi è facilmente spiegabile come un tentativo disperato per uscire dall’angolo dove si è infilato sottoscrivendo l’esiziale “rivitalizzazione” dell’ospedale proposta dall’Asl senza aver capito che invece era una condanna a morte, quello di altri soggetti tutt’altro che sprovveduti meraviglia non poco».
Il medico Carlo Giustarini, ora in pensione, ma che nel corso della sua lunga carriera ha anche diretto la cardiologia-Utic dell’ospedale di Volterra oltre che la riabilitazione cardiologica dell’Auxilium Vitae, affida ai social la sua delusione, ricostruendo le tappe che hanno portato all’attuale situazione: «Non si tratta di letti di terapia sub-intensiva, ma solo di letti di medicina generale con standard di assistenza infermieristica più elevati con monitoraggio strumentale delle funzioni vitali che sono cosa del tutto diversa. La responsabilità dei casi clinici ricoverati in quei letti che ci si vogliono gabellare come terapia subintensiva è degli stessi medici dell’Unità operativa complessa di medicina generale, e nella reportistica che va al Ministero della Salute sono censiti come ricoveri ordinari in Medicina Generale senza menzione di complessità assistenziale; inoltre, in base alla normativa vigente, una terapia sub-intensiva non è autorizzabile come entità autonoma ma unicamente in quanto articolazione di una terapia intensiva».
Poi il cardiologo Giustarini ricorda che «fino al 2008 nell’ospedale di Volterra c’era un’Unita operativa complessa di Cardiologia/Utic con 4 letti di terapia intensiva e 6 di sub-intensiva, con un organico di 12 infermieri, al piano terreno dell’edificio ex-Biffi. Nel 2011 il direttore generale Rocco Damone decise di trasferire la Cardiologia/Utic al primo piano dell’edifico ex-Biffi in contiguità con la Medicina generale, con 3 letti di terapia intensiva e 4 di terapia subintensiva, riducendo il numero degli infermieri a 1 unità dedicata e 1 unità in utilizzo congiunto con la medicina generale; questo fu il segnale inequivocabile che ormai il destino della Cardiologia/Utic e della terapia intensiva era segnato. Con la delibera del sub-commissario per l’ex Asl 5 di Pisa Mauro Maccari del 31 dicembre 2015, cioè il giorno prima della nascita dell’Asl Toscana Nord Ovest, l’unità operativa complessa di cardiologia degli ospedali di Volterra e di quello di Pontedera vennero fusi. Quindi, il 1° gennaio 2016 l’Asl Toscana nord ovest è nata con un’unica Cardiologia/Utic “anomala” per configurazione (posti letto e dotazione infermieristica) e divisa su due presidi; ci sono voluti ancora 5 anni perché la direzione generale dell’Asl, invece di ripensare un assetto della terapia intensiva all’interno dell’ospedale di Volterra che tenesse conto anche delle necessità assistenziali di Auxilium Vitae, giungesse con troppa leggerezza alla determinazione di chiudere la cardiologia/Utic a Volterra (1° marzo 2021), inserendola all’interno di un piano di “rifunzionalizzazione” (termine quantomai infelice) dell’Ospedale che in realtà ne ha minato la sicurezza e sta mettendo a rischio anche la sopravvivenza delle attività riabilitative e quindi della stessa Auxilium Vitae».
Ecco perché, secondo Giustarini, « i 4 letti di subintensiva sono soltanto una presa in giro, che non sposta di una virgola la drammatica condizione i cui siamo caduti dopo il 1° marzo di quest’anno: l’assenza del cardiologo h24 rende impossibile perfino eseguire un ecocardiogramma durante le 12 ore notturne, figuriamoci gestire un’aritmia complessa, uno scompenso cardiaco impegnativo o inquadrare un caso clinico difficile, e non c’è telemedicina che tenga, o anestesista che faccia miracoli».
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