Il presidio
La piazza dell’orrore intitolata a Elisa e a tutte le vittime di femminicidio
Uccisa dal fidanzato che poi si tolse la vita Giovedì la cerimonia a San Miniato
dolore e memoria
nilo di modica
Tre anni, cinque mesi, 28 giorni. Tanto è passato da quella terribile notte in cui Elisa Amato, 30enne pratese, venne brutalmente assassinata con tre colpi di pistola dal suo ex fidanzato, il sanminiatese Federico Zini, che poi si tolse la vita nel parcheggio adiacente al campo sportivo di via Fornace Vecchia. Una tragedia che scosse profondamente la comunità.
Adesso, per decisione del Comune, quello stesso luogo sarà intitolato alle Vittime di Femminicidio. La cerimonia si svolgerà giovedì alle 11, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ed è organizzata in collaborazione con la Commissione pari opportunità di San Miniato, alla presenza dei familiari della giovane, dell’amministrazione comunale di Prato, della Regione Toscana, della Diocesi di San Miniato, dei centri antiviolenza Frida di San Miniato e La Nara di Prato, dei carabinieri di San Miniato e di Prato, oltre che delle studentesse e degli studenti dell’Istituto Cattaneo. La cerimonia sarà accompagnata dalle musiche dell’Accademia Musicale di San Miniato Basso.
«Questa intitolazione è frutto di un lungo percorso avviato con la Commissione che oggi possiamo realizzare grazie al nulla osta concessoci dalla prefettura di Pisa – spiega l’assessora alle pari opportunità Elisa Montanelli -. È stata una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica nazionale e ha segnato profondamente la nostra comunità; per questo abbiamo deciso di intitolare questa piazza alle vittime di femminicidio». Nella piazzetta, in questi giorni, è stata inoltre predisposta una panchina rossa, simbolo che ormai in tanti paesi e città è da tempo consacrato alla memoria delle vittime e al monito contro ogni forma di violenza contro le donne. La seduta in quel luogo sarà intitolata proprio alla memoria di Elisa.
Decisione presa in consiglio comunale già nel marzo del 2019, nei mesi in cui ad imperversare a San Miniato e non solo furono le polemiche per la discussa decisione da parte della famiglia Zini di intitolare al figlio una fondazione che si occupasse di violenza di genere. Proposta poi arenatasi dopo la sollevazione del mondo politico, del movimento femminista, dell’associazionismo e di vari centri antiviolenza, che nel giro di poche settimane raccolsero fra Prato e San Miniato migliaia di firme. Un iter, quello della nascita della fondazione, bocciato poi giunta dal consiglio della Regione Toscana, che nel febbraio del 2019 negò all’organizzazione personalità giuridica. «Questa piazza e la panchina rossa ci ricordano non solo Elisa Amato ma tutte le donne che, ogni giorno, subiscono violenza, molte di loro trovando addirittura la morte. Tutti quanti, come comunità, dobbiamo fare ancora tantissimo per combattere questa violenza che purtroppo è viva ed è nelle nostre case e nelle nostre famiglie, prima di tutto – dichiara il sindaco di San Miniato Simone Giglioli -. I familiari di Elisa sono portatori di una testimonianza importante, non solo per ricordarci quanto sia ancora tanto il lavoro da fare per combattere la cultura della violenza, ma anche per testimoniare che l’amore e l’impegno civile possono essere i veicoli attraverso i quali insegnare alle nuove generazioni».
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