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La Bellaria abbatte i muri e gioca a volley in carcere contro le detenute
Partita al Don Bosco nella giornata contro la violenza sulle donne «Ragazze e genitori entusiasti, sport veicolo di inclusione»
oltre la rete
Paola Silvi
Scarpe, elastico portafortuna, ginocchiere, maglia da riscaldamento. Il rituale della preparazione del borsone per la partita è sempre lo stesso. Ma giovedì, oltre la rete, ci sarà un avversario speciale per le ragazze del volley della Bellaria. Giocheranno contro le detenute della Casa circondariale Don Bosco. L’appuntamento è legato al tema “Lo sport abbatte i muri”, ideato dall’Ansmes (Associazione nazionale Stelle e Palme al merito sportivo del Coni) ed è promosso dal comitato pisano, con l’iniziativa “Evasioni sportive”.
«Quando dalla federazione ci è arrivata la proposta – racconta Annalisa Fidanzi, membro del direttivo della Bellaria Cappuccini – le nostre atlete hanno aderito tutte con entusiasmo e le loro famiglie hanno creduto in questo progetto». Perché lo sport non solo fa bene ma è anche faro di integrazione, rieducazione ed inclusione sociale, senza pregiudizi. «Come società – continua Fidanzi – siamo da sempre impegnati in queste iniziative. Collaboriamo infatti con l’associazione “Non più sola”, con la quale stiamo facendo un percorso di conoscenza sulla prevenzione. Ci sembrava che questa occasione fosse coerente con i nostri principi e i nostri valori».
In carcere lo sport acquista un significato in più. Resta un utile passatempo ma diventa un sogno di libertà che pur nascendo all’interno delle mura può continuare anche fuori dalle sbarre, una volta tornati a casa, nella propria città, nel proprio quartiere. «Ogni partita – aggiunge – presuppone un confronto, una conoscenza. È fondamentale che lo sport possa essere veicolo di scoperta di realtà diverse, anche dure e difficili come in questo caso».
Dalla Bellaria Cappuccini, viste le numerose risposte positive arrivate dalle giovani pallavoliste, hanno dovuto fare una selezione. «Ci è dispiaciuto, ma il regolamento in carcere è molto rigoroso. Possiamo portare solamente 10 atlete. Ne abbiamo scelte cinque nella squadra dell’under 16 e cinque in quella dell’under 18», spiega Fidanzi.
La gara, diretta da un arbitro messo a disposizione dalla Fipav, è prevista giovedì alle 15, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sano agonismo, puro fair play per custodire la libertà e il rispetto di ogni bambina, ragazza e donna. Per educare i giovani di oggi che saranno gli adulti di domani.
Al termine della partita ci sarà poi un momento di dialogo tra le ragazze pontederesi e le ospiti del carcere, coordinato da Gabriele Siciliano, direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Pisa e presidente del corso di studi di Scienze motorie e sportive sempre all’ateneo pisano. «Le bimbe – conclude la dirigente – si stanno preparando le domande da poter fare, per non essere invadenti ma solo accoglienti. Sono già emozionate e anche un pizzico imbarazzate. Sarà senza dubbio un’esperienza importante tanto che hanno pensato di regalare alle avversarie una maglia da riscaldamento con i nostri loghi». Perché lo sport annulla le differenze. E in questo match d’eccezione non ci saranno perdenti. Al di là del risultato, tutti hanno già vinto.
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