Inchiesta Keu, in Valdera nasce l’assemblea permanente
I promotori: "I Comuni non aspettino la fine delle indagini. E vogliamo tempi certi sugli interventi di risanamento"
PONTEDERA. Scandalo keu, si lavora ad un’assemblea permanente anche in Valdera, dopo quella nata nell’Empolese. Questo l’annuncio del circolo comunale di Rifondazione Comunista e di Potere al Popolo, che non mollano la presa sulla promessa di prossime bonifiche e vogliono tenere alta l’attenzione sulla vicenda del Green Park di Pontedera, il maxi-cantiere da dove – in seguito a un controllo dell’Arpat nel 2017 che aveva rilevato la contaminazione del terreno – è partita l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulle ceneri di fango delle concerie, provenienti dall’impianto Aquarno di Santa Croce sull’Arno e reimpiegate nei riciclati edilizi dell’impianto Lerose come materiale da riempimento.
«Si chiamerà “Valdera no keu” e lavoreremo fin da subito affinché si allarghi a tutti i cittadini e le realtà associative che hanno a cuore la salute del nostro territorio. A Pontedera e non solo, dato che la vicenda ha riguardato vari siti in Valdera – dice Sergio Capecchi, del Prc – . Una questione sulla quale il sindaco Matteo Franconi e l’assessore all’ambiente del comune di Pontedera, Mattia Belli, avrebbero dovuto tenere aggiornati puntualmente la cittadinanza, ma sulla quale invece le forze politiche principali, di centrosinistra e centrodestra, sembra vogliano tenere un profilo basso. Al punto che abbiamo dovuto insistere per avere una risposta alla nostra petizione».
Rifondazione, infatti, nel maggio scorso aveva presentato oltre cento firme di residenti del comune, al seguito di una serie di richieste di chiarimento circa il ruolo delle ditte coinvolte nell’inchiesta, a cominciare dall’impianto di trattamento di Francesco Lerose (imprenditore secondo gli inquirenti vicino alla ‘ndrangheta), a Pontedera, che – stando alla procura di Firenze – avrebbe mischiato il keu a laterizi e sparso la miscela ancora contaminata da cromo, arsenico e metalli pesanti in mezza Toscana. «È vero che la responsabilità è della ditta appaltante i lavori, ma è anche vero che il Comune di Pontedera non ha risposto ad una istanza e raccolta di firme dei cittadini – ha detto Luciano Negri, di Potere al Popolo – . Inoltre non ha risposto recentemente ad una interrogazione delle associazioni ambientaliste sulla presenza di altri siti nel comune di Pontedera investiti dai rifiuti. Le associazioni ambientaliste hanno dovuto chiedere alla prefettura una sollecitazione per avere delle risposte. Questa non è trasparenza e non è il modo migliore per rispondere alle domande di salute e ambiente per i cittadini».
C’è poi il nodo delle bonifiche. Nel giugno scorso l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni aveva annunciato un piano di interventi differenziato per i vari siti coinvolti nella vicenda, dei dieci siti in cui sicuramente sono state scaricate svariate tonnellate di keu in modalità diverse, con concentrazioni preoccupanti di varie sostanze inquinanti, quattro di questi sono in Valdera: oltre al Green Park, sono il terreno della società “I Lecci” a Peccioli, il terreno in via Gioielli a Ceppaiano, bel comune di Crespina Lorenzana (intervento effettuato in subappalto da una ditta incaricata da Acque) e l’area occupata dall’impianto della ditta Lerose di viale America. «Regione e Comune a pezzi e bocconi continuano a parlare di bonifiche pronte al via. Per il Green Park da tempo il Comune dice di avere il piano pronto ed è stato reso noto come le istituzioni sapessero già da tempo cosa era successo nel cantiere – continua Capecchi – . Ci sembra quindi incredibile che ancora oggi, ad anni di distanza, il sito non sia stato bonificato ma nemmeno limitato nella sua pericolosità come fatto in altri siti, dove si sono impiegate coperture e teli per limitare i danni da infiltrazione».
«Per questo – ribadiscono le due forze politiche – è necessario che i cittadini si organizzino per stare col fiato sul collo alle istituzioni. E urgente scoprire al più presto quanti e quali luoghi sono stati interessati dallo smaltimento direttamente o in agglomerati riciclati, oltre a quelli già conosciuti e le amministrazioni non possono aspettare la fine delle indagini della magistratura».
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