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Guerra delle scritte alla ghiacciaia tra volontari e vandali

Marco Sabia

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FUCECCHIO. Potrebbe esser ribattezzata la battaglia del pennello contro il pennarello (o la bomboletta, dipende dai giorni): a Fucecchio il luogo preferito dai vandali per lasciare scritte di pessimo gusto e di scarso stile è sicuramente la ghiacciaia di Parco Corsini, un piccolo parallelepipedo che si erge nella parte bassa del parco, quella dove c’è più verde. Sabato mattina alcuni volontari del gruppo “Io amo Fucecchio” (la versione locale degli “Angeli del bello”) hanno ripulito con vernice chiara le scritte che per l’ennesima volta avevano deturpato le mura di quello piccolo edificio storico. Simboli e disegni sono stati coperti. Solo che, poche ore dopo, la mano misteriosa ha colpito di nuovo, scrivendoci “Non si può censurare l’arte” e “Almeno dipingetelo di rosa”, visto che adesso il colore è giallo.

Ora, le scritte che c’erano prima dell’ultima ripulitura non erano esattamente opera dell’erede di Keith Haring, quindi il riferimento alla censura e all’arte probabilmente regge poco. Fatto sta che la mattina seguente uno dei volontari, Leonardo Innocenti, è tornato sul posto e con la vernice rimasta e ha coperto anche le ultime scritte. Una battaglia infinita, insomma.

Fa riflettere la frase pronunciata da una donna ieri ala ghiacciaia: «Avevo beccato una ragazza a fare queste scritte e le ho chiesto perché. E lei mi ha risposto che tanto il muro era già imbrattato». È la teoria delle finestre rotte, che spiega che l’esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale. Qui al posto della finestra rotta c’è una scritta, ma il risultato è lo stesso.

Forse l’amministrazione comunale potrebbe fare come per il muro davanti l’istituto Cattaneo di San Miniato, che veniva continuamente vandalizzato con scritte di ogni tipo; questo finché il muro non è stato decorato con un bel murale, tutt’ora integro.

Marco Sabia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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