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Pontedera

Tempi lunghi e burocrazia sos delle aziende forestali «Rischiamo di chiudere»

Nilo Di Modica
Tempi lunghi e burocrazia sos delle aziende forestali «Rischiamo di chiudere»

Taglio dei boschi: chieste nuove regole a provincia e regione 

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fucecchio. «Servono nuove regole, così non si può andare avanti». È una richiesta di aiuto, quella inviata alle Province e alle autorità regionali competenti da gran parte delle aziende forestali che operano da decenni nel settore del taglio boschi nelle Cerbaie.

Lo scritto vuole essere l’invito ad una riflessione, per la soluzione di una serie di problematiche che le aziende boschive, con in testa il Consorzio Forestale, soffrono da tempo, fra autorizzazioni al taglio che non arrivano o vengono negate con motivazioni considerate spesso arbitrarie, poco meditate scientificamente o basate su scarsa conoscenza dei territori. «I problemi riguardano soprattutto le autorizzazioni su terreni all’interno delle Zsc (Zone speciali di conservazione), che rappresentano il 90% della superficie boschiva delle Cerbaie – spiega Andrea Bernardini, presidente del Consorzio –. Quando i terreni sono in Zsc, l’autorizzazione a tagliare non la concedono gli enti forestali locali, ma la Regione».

Un problema non solo di tempi. Sul banco degli imputati, quando si parla di funzionari regionali, vi sono una scarsa conoscenza del territorio, con decisioni che spesso verrebbero prese sulla base di carte sulle popolazioni arboree o datate o inesatte (frutto di foto aeree). Se sul versante pisano permangono relazioni ancora fatte di presenza fisica e sopralluoghi dei funzionari sul luogo, nel lato fiorentino questo avviene di rado. «Percepiamo – dice Pietro Cristiani, titolare dell’omonima ditta di Staffoli – un generale interesse a non tagliare, o a tagliare sempre meno. Nel dubbio la Regione dice “no”. Eppure gran parte delle nostre aziende operano qui da generazioni. Un bosco che oggi vediamo così proprio perché ci abbiamo lavorato. Ci piace parlare delle Cerbaie come area che d’estate si popola, dove si fa turismo ed educazione ambientale, ma nessuno pensa che tutto questo è garantito dalla manutenzione di aree e sentieri».

«Per non parlare degli incendi – aggiunge Giovanni Bini, altro imprenditore –. Se i vigili del fuoco oggi possono intervenire in qualsiasi punto del bosco con i mezzi di terra, fermando le fiamme in tempi rapidi, è perché qualcuno ripulisce, fa strade, trincee. Se le nostre aziende vanno a morire chi lo farà?». Aziende quasi sempre piccole, a carattere familiare, passate di generazione in generazione, composte mediamente da 3 a 7 dipendenti. «Io sto aspettando risposte per permessi richiesti nel 2018. Mi confronto mensilmente con tempi morti, dinieghi, terreni mal classificati e situazioni paradossali. Con queste regole chiudiamo – continua Bini –. Dobbiamo occuparci di aree vastissime di territorio, che però non ci danno da mangiare e non ci permettono di garantire il lavoro ai nostri dipendenti».

«Il fatto è che spesso non rileviamo nemmeno motivazioni scientifiche alla base delle decisioni – aggiungono Bernardini ed il tecnico forestale Matteo Merli –. Oggettivamente non sappiamo se e quanto queste decisioni contribuiscano alla tutela della natura. Le Zsc non sono né gestite, né organizzate, né monitorate. Ci sono specie ed habitat che sono legate a questo territorio in relazione alla sua tradizionale antropizzazione o, ad esempio, perché qui in molte zone c’è il bosco ceduo. Cambiare i connotati ad un bosco, far crescere tutto ed in altezza, cambia anche le specie che lo popolano». Di qui la richiesta di aprire un tavolo per rivedere priorità di tutela, ridefinizione degli habitat, aggiornare gli elenchi (in positivo e negativo) delle specie da tutelare e riconoscere il ruolo delle aziende forestali nel presidio del territorio.

Nilo Di Modica

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