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Pontedera

scientifico e classico “xxV aprile” 

Pontedera, i liceali disertano le lezioni: «Questa qui non è scuola»

Paola Silvi
Pontedera, i liceali disertano le lezioni: «Questa qui non è scuola»

Infiltrazioni, carenza di spazi, ricreazione vietata all’aperto: scatta la protesta Il preside: «Carenze strutturali già segnalate, aspettiamo gli interventi»

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PONTEDERA. Nemmeno la pioggia li ha fermati. Tanti studenti del liceo XXV Aprile, ieri mattina, hanno deciso di non entrare a scuola e, con tanto di ombrelli per ripararsi dall’acqua, hanno manifestato davanti al cancello. Slogan, striscioni e cartelli colorati. Si erano organizzati la sera precedente e quasi la totalità delle classi dello scientifico e alcune del classico hanno protestato. Perché “questa qui non è scuola”. Come si legge su uno dei tanti manifesti che stringono tra le mani. I problemi da affrontare sono tanti. «E non si risolvono mai», dice Matteo Becherini, uno dei rappresentanti d’istituto. Dall’assenza dei distributori di acqua e cibo alla necessità di poter fare ricreazione all’aperto. Dalla mancanza di un laboratorio di informatica alle carenze strutturali dell’edilizia scolastica. «Vogliamo farci sentire: queste situazioni, che abbiamo lamentato già più volte, devono avere una soluzione. È difficile fare lezione così», aggiunge l’altro rappresentante Francesco Pangallo.

i nodi

Al centro del malcontento diverse criticità. «Non abbiamo distributori per l’acqua e neppure per il cibo. E non solo. Non possiamo stare all’aperto se la stagione ce lo permette. Perché gli studenti delle altre scuole invece possono farlo?». Si domanda Matteo e diventa portavoce dei ragazzi, oltre 500, indomiti, sotto la pioggia. «L’acqua deve uscire dalle fontanelle e non dal tetto», «cogli l’attimo fuggente se prima non ti coglie un mattone sulla testa». Riportano alcuni cartelloni. Tra un pizzico di ironia, qualche riferimento culturale e tanti desideri. I liceali lottano pacificamente per una scuola migliore. Dove non ci sia bisogno di preoccuparsi perché si allaga la palestra. Dove non si debba fare i conti quotidianamente con pareti e soffitti pieni di infiltrazioni e dove non manchino gli spazi.

infiltrazioni

«In palestra – continuano i rappresentanti – sono necessari interventi di manutenzione. Una lampada pende dal soffitto e spesso i bagni sono inagibili. Piove anche nelle aule e non abbiamo un laboratorio destinato all’informatica». I problemi si sommano. Gli studenti denunciano, chiedono ma soprattutto vogliono risposte concrete. «Non abbiamo neanche la possibilità di frequentare la scuola nel pomeriggio per attività extracurricolari». Si fanno sentire e aspettano disciplinati il preside Sandro Scapellato. E alle 8.50 arriva il momento.

il faccia a faccia

Il dirigente chiama i rappresentanti in presidenza e accoglie le loro lamentele. «Capisco tutte le motivazioni che i ragazzi mi hanno sottoposto e comprendo la loro voglia di normalità, il loro desiderio di tornare alla libertà a cui erano abituati prima della pandemia», spiega Scapellato.

Il preside è aperto al confronto ma propone cautela. «Non sarà possibile attuare le richieste immediatamente – continua – ma prometto che ci lavoreremo». A cominciare dai distributori «che saranno installati appena finirà lo stato di emergenza. Potremo avere però fontanelli d’acqua e ci attiveremo per la merenda in modo creativo, magari distribuendo panini. Per quanto riguarda poi la ricreazione sto valutando di permettere l’uscita degli alunni all’esterno, sotto il porticato, tra l’edificio rosa e quello blu». Un compromesso insomma che unisce i dieci minuti di svago all’indispensabile sicurezza. Giungono soluzioni positive anche per l’utilizzo delle aule pomeridiane mentre le ristrutturazioni e il laboratorio d’informatica restano le uniche note dolenti. «La scuola – sottolinea Scapellato – ha segnalato con puntualità alla Provincia i disagi evidenziati sia nell’edificio sia nella palestra di via Firenze. Non possiamo fare di più. Aspettiamo con pazienza che partano gli interventi». Stessa rassegnazione per il laboratorio, «perché non ci sono spazi da destinare».

In alternativa, il preside ne suggerisce uno portatile, mobile: 30 computer che possono girare nelle classi. I rappresentanti riferiscono ai compagni e intanto si sentono ascoltati.

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