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inferno in famiglia 

Minacce alla madre per avere i soldi: condannato per estorsione

Pietro Barghigiani
Minacce alla madre per avere i soldi: condannato per estorsione

Sentenza di un anno e mezzo, spariti 108mila euro La costringeva ad andare in banca per prelievi obbligati

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Pietro Barghigiani

san miniato. La mamma come un bancomat. Solo che anziché digitare il pin i soldi arrivavano con le minacce.

Accusato di estorsione, un 49enne di San Miniato (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr) è stato condannato a un anno e sei mesi. Riconosciuto colpevole anche di violazione di domicilio nei confronti del cognato ha avuto una pena ulteriore di otto mesi dal giudice Elsa Iadaresta (pm onorario Giovanni Pepe). Parte civile nel processo il cognato, assistito dall’avvocato Gabrio Bagnoli, a cui è stata riconosciuto un risarcimento di 300 euro.

Secondo l’accusa l’uomo nel tempo avrebbe preteso e ottenuto dalla mamma almeno 108mila euro. Con pressioni e minacce, secondo l’accusa. E, soprattutto, approfittando delle precarie condizioni di salute psicofisica del bersaglio dei suoi assalti economici. Circa un mese fa la pensionata è deceduta. Non si era costituita contro il figlio nonostante quello che ha subìto.

Si tratta di soldi che il figlio a più riprese si sarebbe fatto consegnare attraverso prelievi in banca, accompagnando la mamma nell’agenzia dove aveva il conto, o ricevendo bonifici. L’imputato, difeso dall’avvocato Tommaso Cosi, ieri mattina era in aula alla lettura della sentenza.

La vicenda si sviluppa in un arco temporale abbastanza recente. La Procura sostiene che dal febbraio 2018 al settembre 2019, l’uomo, già arrestato per un furto in una scuola del posto, avrebbe imposto alla mamma ripetute consegne di soldi. Somme importanti che l’anziana aveva nella sua disponibilità grazie a un’eredità. Un piccolo patrimonio sparito nel giro di un anno e mezzo.

Oltre all’estorsione in parallelo l’uomo doveva difendersi anche da altri reati, alcuni dei quali collegati alle contestazioni principali. La minaccia a pubblico ufficiale - una dottoressa dei servizi sociali - nasce proprio da un suo blitz negli uffici dove si trovavano mamma e sorella. «Mia madre deve venire con me in banca, dottoressa non si metta in mezzo altrimenti...» L’assenza di querela per quell’episodio ha portato il giudice a una sentenza di non doversi procedere.

C’è poi la parte della violazione di domicilio e dello schiaffo rifilato, secondo gli atti, all’allora fidanzato della sorella. Il portone preso a calci e poi il ceffone al “cognato” sono finiti nel processo. E per questo reato è stato riconosciuto colpevole.

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