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i primi 12 mesi da sindaco 

Betti, il bilancio di un anno «La cosa più di sinistra è stata avviare il Pinqua»

Libero Red Dolce
Betti, il bilancio di un anno «La cosa più di sinistra è stata avviare il Pinqua»

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Libero Red Dolce

cascina. Michelangelo Betti il 5 ottobre dello scorso anno divenne ufficialmente il sindaco della “reconquista”. Riprese Cascina, feudo strappato al Pd cinque anni prima da un’arrembante Susanna Ceccardi.

Un anno dopo il sindaco fa il punto dell’esperienza amministrativa della sua giunta. Tra Covid, critiche da sinistra e un’opposizione di destra che fatica ancora a ritrovare l’unità che le consentì di battere il centrosinistra.

Un anno è poco per modellare secondo i desideri del programma una città. Qual è il bilancio di questi primi 12 mesi?

«È stato un primo anno piuttosto impegnativo per due ordini di ragioni diverse. Da un lato siamo arrivati in discontinuità e quindi la parte di ricostruzione è stata più complessa, si ripartiva da zero, dalla decadenza di alcune figure. Due o tre giorni dopo l’insediamento, poi, è ripartita con forza la pandemia. Si fece la campagna elettorale parlando di ripartenza dal Covid e invece abbiamo iniziato in piena ondata».

Si è lavorato in particolare su progetti finanziati con risorse esterne al bilancio comunale.

«Inizialmente si è lavorato sulla riorganizzazione della macchina comunale e sulla ricerca di risorse extra bilancio. Penso al bando Pinqua e agli interventi sulla depurazione e le fognature con Acque spa. L’idea è di fare crescere la città andando oltre quello che consente il bilancio. Così si è fatto con l’aumento volumetrico della discarica di Gello: per le contropartite che ci dà è importante, anche sul piano ambientale per via della questione della gestione post mortem della discarica del tiro a segno».

Sui progetti Pinqua e Gello molte critiche sono venute dall’area che in città guarda alla sinistra. Si parla di un tradimento dei principi.

«Sulle fognature e sulla depurazione si tratta di un intervento che fa fare un salto dal punto di vista della qualità dell’ambiente. Sul Pinqua non capisco le critiche. È stato progettato un intervento che andando a rigenerare il patrimonio edilizio presente crea spazi per i servizi e per chi ha bisogno. Sono spazi per gli ultimi. Con la crisi economica post-Covid le famiglie stanno soffrendo, dopo lo sblocco degli sfratti avere spazi per famiglie in situazione di emergenza abitativa. Il Pinqua è la cosa più di sinistra fatta quest’anno dalla mia amministrazione».

E allora qual è quella più di destra?

«Ci tacciano di essere dei pericolosi bolscevichi in consiglio, ma noi amministriamo seguendo la linea per la quale siamo stati votati. Non c’è nessun segreto».

L’allargamento di una discarica è una cosa di sinistra?

«Lì c’è un terreno compromesso fin dagli anni Settanta e lo si sfrutta fino in fondo per quella destinazione. Non so se è di destra o di sinistra: so che è ragionevole. Porti alla fine quello spazio con la destinazione di discarica».

Sulla creazione di una Casa della Salute ha insistito molto in campagna ma finora non si è mosso nulla.

«È il fronte di maggior rallentamento, perché finché la campagna vaccinale non partiva era difficile fare un’interlocuzione con il mondo della sanità nel pieno dell’emergenza. Finita la fase più acuta dell’emergenza sicuramente è una delle cose sulle quali ci impegneremo di più».

Come vede l’opposizione? Susanna Ceccardi è tornata a comiziare in città, teme una ripresa dei suoi avversari?

«Al momento mi sembrano confusi. Da un lato puntano il dito, dicono che siamo divisi. Però nell’arco di un anno tutti gli atti sono stati approvati. E parlano di divisioni: a destra erano candidati tre ex assessori di Ceccardi. Io guarderei in casa fossi in loro. Sul ritorno della Ceccardi a Cascina mi è sembrato un po’ un revival. I soliti personaggi, sulla solita piazza a dire le solite cose. Solo che adesso c’era meno gente. È passato l’effetto novità».

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