Meteo
Il dottor Scaduto lascia dopo 40 anni: «Potenziate la sanità locale»
Medico per generazioni di santacrocesi va in pensione e lancia un appello: «L’emergenza Covid ci ha insegnato l’importanza delle strutture territoriali»
SANTA CROCE. Nella sua esperienza quarantennale da medico di famiglia prima a Castelfranco e Santa Croce e poi esclusivamente a Santa Croce, ha conosciuto, visitato e curato un numero difficilmente quantificabile di persone. Ieri per Angelo Scaduto, che compirà 70 anni lunedì, è stato l’ultimo giorno di lavoro nel suo ambulatorio.
Per chi fa il suo lavoro, quando arrivano le sette decadi di vita, il pensionamento è automatico. E anche per Scaduto non poteva andare diversamente. Solo che da medico – oltre che da uomo impegnato nelle associazioni e nelle istituzioni – ha visto e vissuto gli ultimi 40 anni di Santa Croce sull’Arno e l’evoluzione della sua professione, con l’ultimo anno e mezzo che ne ha totalmente rivoluzionato le modalità (causa pandemia).
«Ho iniziato – racconta – nel 1981, appoggiandomi a mio fratello Giosafat, medico come me. Avevo lavorato in ospedale a Pietrasanta e credevo di continuare quel percorso, ma poi mi son deciso a diventare medico di famiglia; all’inizio ero titubante, poi mi è piaciuto. La nostra è una bella professione, ti gratifica e ti fa crescere. Quando ho iniziato ogni medico lavorava da solo, non c’erano le aggregazioni; per cui ero l’unico a poter capire se sbagliavo o facevo bene».
E in questi 40 anni cos’è cambiato? «Io ero coordinatore dell’Aft 4 Galleno–Santa Croce–Castelfranco, con 21 medici; quando si lavora in gruppo e ci si confronta, la risposta per il paziente migliora e noi lavoriamo meglio. Debbo dire che con la macro Asl la nostra zona ne ha risentito, perché siamo diventati più periferici rispetto alla vecchia Asl 11, che era presa come un modello per tutta Italia; la medicina territoriale deve essere più organizzata, essere capace di garantire nel 95% dei casi un percorso diagnostico-terapeutico senza far riferimento all’ospedale».
Scaduto ha concluso il suo percorso affrontando l’emergenza Covid (e vaccinando gli ottantenni): «È stato un periodo che ha messo in crisi i medici di famiglia, alcuni dei quali ci hanno pure rimesso la vita. Ci siamo trovati in un sistema in cui gli ospedali non potevano eseguire gli esami che prescrivevano ai nostri pazienti perché erano tutti occupati a curare i malati Covid. Per questo dico che va potenziata le medicina territoriale».
E adesso cosa farà Scaduto? «Rimango presidente della Pro Loco locale e di quella provinciale, oltre che consigliere di quella regionale. Mi impegnerò per promuovere non tanto gli eventi ma la forza di volontà di chi porta avanti lo spirito di comunità, perché oggi troppo spesso non viviamo e conosciamo le realtà dove lavoriamo o dove abbiamo la residenza. E poi, da consigliere comunale di maggioranza, continuerò ad occuparmi di progetti sul turismo. Rimarrò il medico dei Lupi e del torneo di tennis e il tesoriere della Misericordia. E mi piacerebbe visitare i paesi di quei pazienti che ho conosciuto: Albania, Senegal, Romania. Lascio circa 1.500 assistiti ma negli anni ho conosciuto una marea di gente. A loro dico grazie per la disponibilità e la fiducia, così come voglio ricordare i medici dell’ospedale di Pietrasanta da cui ho imparato tanto e i miei vecchi colleghi di Santa Croce, da cui appreso importanti insegnamenti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
