Il Tirreno

Pontedera

la storia 

Nessuno lo ha mai voluto dopo il naufragio del progetto

P.S.
Nessuno lo ha mai voluto dopo il naufragio del progetto

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. È necessario riavvolgere il filo della memoria di una decina di anni per ritrovare le origini dell’Ecomostro. In una concessione edilizia del 2010 che ricorda nove piani, tanti appartamenti e molte polemiche, fin da subito. L’allora sindaco Simone Millozzi aveva difeso la scelta salvo poi rivedere il progetto, abbassando la struttura di qualche piano. Ma l’immobile in viale Europa, di fronte alla zona cimiteri e vicino al centro commerciale Coop, era già nato con un destino sfortunato tanto che i problemi finanziari della ditta Giusti, che lo stava realizzando, ne hanno arenato il piano edilizio. E hanno lasciato uno scheletro di cemento che negli anni non solo è andato ripetutamente all’asta senza mai essere acquistato ma è diventato una zona di degrado difficile da non notare. Rifugio di sbandati e senzatetto. Nessuno insomma, fino ad oggi, voleva l’ecomostro. Troppo costoso, troppo difficile da gestire. Nel dicembre 2020 però, nell’ennesima asta indetta al tribunale di Pistoia per la struttura, qualcosa è cambiato. La vendita aveva un prezzo con base d’asta di 4 milioni e 40mila euro e comprendeva il rudere e il vicino terreno ai cimiteri, quello che si apre dall’altro lato della strada. Il lotto era unico ma era prevista anche la possibilità di presentare un’offerta solo per il terreno. E proprio su questa parte edificabile, qualche privato ha visto una possibilità di investimento. Magari per costruire una serie di abitazioni. Con il nuovo piano di riqualificazione dell’ecomostro che sarà trasformato in scuola e partirà a breve, inizia un rinnovamento che cambierà totalmente look all’area. Un orizzonte lontano dall’abbandono e dall’incuria.

P.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»