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I conciatori a Lineapelle per rialzarsi dopo l’inchiesta sui rifiuti e la pandemia

I conciatori a Lineapelle per rialzarsi dopo l’inchiesta sui rifiuti e la pandemia

Il presidente dell’Associazione di Santa Croce dribbla l’argomento keu. Matteoli (Consorzio): «Fiducia e voglia di ripartire»

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Santa Croce. Probabilmente non sarà ancora una fiera come quelle di una volta, per numeri, partecipazione e per respiro internazionale, ma di certo gli somiglierà molto, di sicuro molto più dell’edizione ridotta e quasi simbolica di un anno fa. Il mondo delle concerie torna ed esporre articoli e tendenze nella grande vetrina di Lineapelle, incontrando – di nuovo in presenza – clienti ed operatori della filiera moda e dall’industria del lusso.

Appuntamento da mercoledì 22 settembre e fino a venerdì 24 nei padiglioni di Fieramilano Rho, per una tre giorni che porterà nel capoluogo lombardo 715 espositori provenienti da 24 Paesi.

Tra loro anche tante concerie in arrivo dal comprensorio del Cuoio, alla ricerca di conferme e punti di rifermento dentro la grande tempesta scatenata dalla pandemia, a cui si è aggiunto negli ultimi mesi il ciclone dell’inchiesta Keu (esplosa il 15 aprile scorso) sullo smaltimento dei fanghi tossici (che secondo Procura e Direzione distrettuale antimafia di Firenze sono stati smaltiti al di fuori delle regole con la complicità di imprenditori vicini alla ‘ndrangheta) che, d’improvviso, ha gettato una luce sinistra sul distretto toscano della pelle e su tutti gli investimenti, portati avanti nel tempo, per provare a produrre senza inquinare.

Mai come stavolta, insomma, gli imprenditori del Valdarno arrivano a Lineapelle col solito orgoglio ma anche con la testa piena di pensieri, improvvisamente privi di quel messaggio di serietà e sostenibilità che da sempre li rende protagonisti della fiera milanese.

Eppure è proprio da questa edizione, attraverso i pellami messi in mostra per la stagione autunno inverno 2022-2023, che i conciatori del Cuoio attendono «indicazioni significative in merito alle prospettive di ripartenza del comparto». A dirlo è il nuovo presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce Federico Caporale, subentrato alla guida del sodalizio dallo scorso luglio, proprio dopo il terremoto innescato dall’inchiesta Keu (che ha travolto i vertici dell’Assoconciatori) a cui Caporale, tuttavia, preferisce non fare riferimenti, concentrandosi piuttosto sulle incertezze legate all’emergenza sanitaria, ma anche sui primi segnali di ripartenza che si respirano in queste settimane. «Nell’attuale scenario, ancora sotto gli effetti della pandemia – sottolinea – vanno comunque colti segnali incoraggianti per il sistema moda: la riapertura dei mercati nei diversi Paesi del mondo e il ritorno progressivo ad abitudini di relazione sempre più vicine agli standard pre-pandemici sono elementi essenziali per agevolare il rilancio. Passa da qui anche il rilancio delle aziende del nostro distretto, che a Lineapelle sapranno confermare produzioni di pregio, improntate ai massimi standard qualitativi. Lineapelle del resto è un’occasione irrinunciabile per comprendere gli indirizzi e i tempi di rilancio dell’intera filiera del comparto moda, di cui il conciario rimane un segmento fondamentale».

«Andiamo a Lineapelle con fiducia e con tanta voglia di ricominciare», afferma il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola Michele Matteoli, sottolineando come questa edizione sarà molto vicina ai livelli pre-Covid, «fatta eccezione per la mancanza dell’Oriente – dice – dove i limiti di spostamento legati alla pandemia hanno impedito agli operatori di accreditarsi».

Del resto sono proprio i limiti di mobilità e di relazioni sociali a far soffrire il settore moda. «Inevitabilmente il nostro è uno dei comparti più penalizzati dal virus – riprende Matteoli – perché la domanda di prodotti presuppone che la gente possa muoversi, fare turismo, partecipare ad eventi e cerimonie. Al momento ci sono dei segnali di ripresa, almeno in una parte delle aziende, ma dobbiamo capire se il trend si confermerà stabile, perché l’inverno deve ancora arrivare e questa è un po’ la preoccupazione di tutti». Difficile (e forse pure prematuro) dire se in tutto questo anche le vicende giudiziarie potranno avere un ruolo in negativo.

«C’è una preoccupazione generale, da parte di tutti, soprattutto per il messaggio che è passato», confidano alcuni imprenditori a microfoni spenti, precisando però che «a parte la prima settimana, in cui qualche cliente chiamava per sapere cosa stava accadendo, al momento – dice – non abbiamo segnali di ricadute sul mercato. La nostra prima preoccupazione resta la pandemia».

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