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Tavola rotonda e libro e 50 anni dal trionfo al Giro d'Italia
A Capannoli una serata dedicata a Daniele Agostini sulla vittoria della Ferretti nella corsa rosa
Capannoli. C’era una volta... La voglia di iniziare così l’articolo è tanta. Perché di una favola, stupenda, si è trattato. Quella della squadra Ferretti di Capannoli, una corazzata nel ciclismo inizio anni Settanta. Fu allora che vinse il Giro d’Italia, con il più forte dei quattro fratelli Pettersson arrivati dalla Svezia: Gösta, Erik, Sture e Tomas, tutti Pettersson. Pedalavano forte, eccome.
Loro in bici e i fratelli Ferretti (Renzo, Piero, Erasmo, e Gianpaolo) alla guida dell’azienda di famiglia. Pure loro in quattro. Pedalavano forte, eccome, anche loro. Buone, anzi ottime, cucine componibili che a partire dalla fine degli anni Cinquanta si fecero largo nel settore dove imperavano i tedeschi.
L’impresa in bici avvenne nel 1971 con la vittoria al Giro d’Italia edizione numero 54. A 50 anni di distanza, lunedì 20 settembre, Capannoli ricorda quell’avvenimento con una tavola rotonda (ore 18.30) a Villa Baciocchi. Interverranno la sindaca Arianna Cecchini, l’on. Riccardo Nencini (nipote del grande Gastone, appassionato di ciclismo, è stato presidente del comitato regionale della Federciclismo), il meccanico della squadra Ferretti Franco Vita (divenuto poi l’ombra di Alfredo Martini, il giornalista sportivo Roberto Sardelli; con Michele Vestri a moderare. Presente anche Gianpaolo Ferretti, oggi 82 anni, ultimo rimasto dei quattro timonieri. Il ricavato della vendita dei libri sarà devoluto all’Opa - Ospedale del cuore di Massa.
Con questa iniziativa, dedicata a Daniele Agostini, appassionato sportivo e già autore di una pubblicazione sull’evento sportivo che dette lustro a Capannoli, si chiudono le celebrazioni per il 50° della vittoria in rosa. Che hanno visto protagoniste le attività commerciali con la realizzazione di vetrine ovviamente dai toni in rosa, una ricerca di materiale fotografico. Sarà presentato anche un dvd, pensato dallo stesso Agostini scomparso prematuramente da poco, con immagini e foto d’epoca.
Franco Vita avrà mille e uno aneddoti da raccontare su quella squadra, su quelle vittorie, su quelle magie, ma anche di parlare della sua vita in stretta simbiosi col maestro Alfredo Martini che della Ferretti fu il direttore sportivo. Finita quella straordinaria esperienza passò ad altre squadre, poi la Federazione gli affidò l’incarico di commissario tecnico per 22 anni, dal 1975 al 1997, portando al successo per sei volte la nazionale. E seppe trovare la formula giusta per far convivere Moser e Saronni, Argentin e Bugno. E farli vincere. Vita, oggi 89enne, si emozionerà anche a ripercorrere alcuni aspetti di quella gloriosa squadra che, sempre con Gösta Pettersson arrivò seconda al Tour de France del 1970. E che nelle quattro stagioni di attività fece vestire i suoi colori bianco-azzurro-blu anche a gente del calibro di Italo Zilioli, il passistone belga Albert Van Vlierberghe e i toscani Mauro Simonetti e Wilmo Francioni; infine Gianni Motta.
Quando la Ferretti, alla fine del 1972, ritirò la sponsorizzazione che venne rilevata da un’altra azienda toscana, l’empolese Sammontana, terminò una straordinaria esperienza nel ciclismo, ma non si esaurì l’emozione e il ricordo delle imprese. Che, infatti, durano anche dopo 50 anni.
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