Il Tirreno

Pontedera

l’assalto del 15 febbraio scorso 

Rapina in villa, la basista era la badante

Pietro Barghigiani
Rapina in villa, la basista era la badante

La donna ora collabora con la Procura e teme ritorsioni. In un ambiente protetto la testimonianza contro i tre accusati

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Pietro Barghigiani

pontedera. Teme ritorsioni, anche fisiche. Ha paura, ma è comunque disposta a confermare davanti a un giudice quello che ha già detto ai carabinieri quando fece nomi e indicò ruoli di una rapina che poteva finire in tragedia.

La badante di una pensionata di Pontedera, Giovanna Cristofani di 83 anni, colpita da infarto durante l’assalto notturno, è indagata come la basista della banda, anche se nel frattempo ha deciso di collaborare e grazie a questa scelta le è stato risparmiato il carcere.

Ora la donna deve essere sentita con la forma dell’incidente probatorio durante il quale le sue dichiarazioni diventeranno prove testimoniali. In questo modo non dovrà più comparire in aula nell’eventuale processo a carico di quelli che sono ritenuti gli autori della rapina. Si tratta di Alija Zuka, 32 anni (avvocato Alberto Marchesi); Adnan Zuka, 21 e Mohammed Ljatifi, 32 (entrambi avvocato Marco Meoli). Quest’ultimo è tornato in libertà dopo che il suo legale ha dimostrato che la notte della rapina si trovava lontano da Pontedera.

Ieri mattina il pm Sisto Restuccia, accogliendo le richieste dell’indagata diventata il fulcro dell’accusa, ha chiesto che la donna venisse sentita in forma protetta. Il gip Pietro Murano ha rinviato di qualche settimana l’incidente probatorio in cui la badante, difesa dall’avvocato Luisa Rita Sacheli, sarà chiamata a confermare quanto riferito ai carabinieri dopo l’episodio che mise a rischio la vita di un’anziana.

Era il 15 febbraio scorso quando la donna fu legata con una sciarpa e schiaffeggiata perché non voleva dare ai tre rapinatori le chiavi della cassaforte. La donna fu maltrattata a tal punto che ebbe un malore, un infarto, e sul posto arrivarono anche gli operatori sanitari del 118 che la rianimarono portandola al pronto soccorso dell’ospedale Lotti.

Le telecamere intorno alla villa non erano sufficienti come base di partenza per le indagini, considerato che tutti e tre gli uomini erano travisati da cappucci e con i guanti.

La signora, dopo la rapina, era riuscita a liberarsi chiamando i soccorsi ed era stata portata in ospedale. Quando le sue condizioni di salute erano migliorate, aveva raccontato di essere stata aggredita da tre persone con un accento dell’est Europa, pur non essendo in grado di riconoscerle non avendole viste in viso.

A quel punto le attività investigative sottotraccia dei carabinieri della Compagnia di Pontedera si erano incrociate con la badante dell’Est Europa che aveva confessato di essere stata la basista della banda, ma anche di essersi pentita. I timori sono forti e, pur volendo andare fino in fondo con la sua testimonianza, chiede di essere sentita in un ambiente protetto.

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