Il Tirreno

Pontedera

Con “Il morbo degli angeli” Fusi dà voce agli emarginati

P. S.
Con “Il morbo degli angeli” Fusi dà voce agli emarginati

Edita da Albatros Il Filo l’ultima fatica letteraria dell’autore pontederese ma ponsacchino d’adozione affronta i temi del disagio e della malattia 

2 MINUTI DI LETTURA





il volume

“Il morbo degli angeli” , edito da Albatros Il Filo, è l’ultima fatica letteraria di Luciano Fusi. E gli angeli non sono le misteriose entità che affollano gli immaginari religiosi, ma sono gli emarginati, gli esclusi, i solitari, gli eterni bambini. Sono angeli coloro che devono fare i conti con la malattia, con le deformazioni del corpo. Che si ritrovano a volare soli.

«Sono gli eroi negativi – spiega l’autore – che ci fanno soffermare però sulla diversità e sul passare del tempo». Gli angeli sono affetti dal morbo, appunto. E i temi della morte, della malattia, del disagio sono al centro di quest’opera con cui l’autore si inserisce, in modo personale e creativo, in una tradizione letteraria decadente. «Dove la lirica però – continua Fusi – vuol trasmettere non solo una visione realista del mondo, ma anche una partecipazione innamorata dell’esistenza». Luciano Fusi è nato a Pontedera, ma è ponsacchino d’adozione e scrive dalla fine degli anni Settanta. Trent’anni di ricerca linguistica per approfondire un percorso che ha nella parola il suo centro. «La poesia – continua Fusi – è la mia missione di vita. Cerco di usare i versi e la lingua per dare una spinta al futuro. Il mondo sta progredendo e anche le parole devono reggere il passo. La letteratura e la società sono due facce della stessa medaglia: devono sostenersi, appoggiarsi e influenzarsi». Fusi si è affacciato all’universo dell’arte da autodidatta. Ha iniziato poi a pubblicare opere e a collaborare con diverse riviste specialistiche. È stato anche regista e attore, dedicandosi appunto ad argomenti fondamentali come la vita, la morte, il disagio psichico e la difficoltà del vivere quotidiano e nel 1997 ha fondato l’associazione culturale e teatrale “Il Teatro di Campana”. «L’amore verso il linguaggio, verso questa forma artistica è nato dalla presunzione di aver capito quale sia la differenza tra giusto e ingiusto. Tento allora di utilizzare questa sorta di furore creativo per mettere in evidenza coloro che vengono dimenticati, gli ultimi». Gli angeli affetti da un morbo terribile. E fra le malattie, una delle più tragiche è la scomparsa della memoria. «La poesia deve lottare contro la dimenticanza, la fine dell’esistenza. Il morbo – conclude – è quello della distanza. Che separa, etichetta, cancella».

P. S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani