Con “Il morbo degli angeli” Fusi dà voce agli emarginati
Edita da Albatros Il Filo l’ultima fatica letteraria dell’autore pontederese ma ponsacchino d’adozione affronta i temi del disagio e della malattia
il volume
“Il morbo degli angeli” , edito da Albatros Il Filo, è l’ultima fatica letteraria di Luciano Fusi. E gli angeli non sono le misteriose entità che affollano gli immaginari religiosi, ma sono gli emarginati, gli esclusi, i solitari, gli eterni bambini. Sono angeli coloro che devono fare i conti con la malattia, con le deformazioni del corpo. Che si ritrovano a volare soli.
«Sono gli eroi negativi – spiega l’autore – che ci fanno soffermare però sulla diversità e sul passare del tempo». Gli angeli sono affetti dal morbo, appunto. E i temi della morte, della malattia, del disagio sono al centro di quest’opera con cui l’autore si inserisce, in modo personale e creativo, in una tradizione letteraria decadente. «Dove la lirica però – continua Fusi – vuol trasmettere non solo una visione realista del mondo, ma anche una partecipazione innamorata dell’esistenza». Luciano Fusi è nato a Pontedera, ma è ponsacchino d’adozione e scrive dalla fine degli anni Settanta. Trent’anni di ricerca linguistica per approfondire un percorso che ha nella parola il suo centro. «La poesia – continua Fusi – è la mia missione di vita. Cerco di usare i versi e la lingua per dare una spinta al futuro. Il mondo sta progredendo e anche le parole devono reggere il passo. La letteratura e la società sono due facce della stessa medaglia: devono sostenersi, appoggiarsi e influenzarsi». Fusi si è affacciato all’universo dell’arte da autodidatta. Ha iniziato poi a pubblicare opere e a collaborare con diverse riviste specialistiche. È stato anche regista e attore, dedicandosi appunto ad argomenti fondamentali come la vita, la morte, il disagio psichico e la difficoltà del vivere quotidiano e nel 1997 ha fondato l’associazione culturale e teatrale “Il Teatro di Campana”. «L’amore verso il linguaggio, verso questa forma artistica è nato dalla presunzione di aver capito quale sia la differenza tra giusto e ingiusto. Tento allora di utilizzare questa sorta di furore creativo per mettere in evidenza coloro che vengono dimenticati, gli ultimi». Gli angeli affetti da un morbo terribile. E fra le malattie, una delle più tragiche è la scomparsa della memoria. «La poesia deve lottare contro la dimenticanza, la fine dell’esistenza. Il morbo – conclude – è quello della distanza. Che separa, etichetta, cancella».
P. S.
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