Il Tirreno

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arte e storia

La richiesta d'aiuto: «Servono volontari, il Santuario ha bisogno di cure e noi siamo anziani»

Pietro Mattonai
Ivaldo Salvadori e la moglie Simonetta al lavoro (Foto di Renata Vaclavikova)
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Ivaldo Salvadori e la moglie Simonetta al lavoro (Foto di Renata Vaclavikova)

Appello alla gente di Treggiaia (e non solo) della coppia che da anni tiene in ordine la chiesa romanica e l’area verde vicina al piccolo gioiello architettonico

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PONTEDERA. Il Santuario della Madonna di Ripaia ha bisogno della sua comunità. A Treggiaia, il Santuario – od Oratorio – della Madonna di Ripaia è al centro del villaggio. Non geograficamente, sia chiaro. Ma spiritualmente sì, perché attorno alla chiesa costruita nel Duecento, Treggiaia ha preso vita e forma. Nel detto francese – “on a remise l’église au milieu du village”, cioè appunto rimettere la chiesa al centro del villaggio – il concetto non si limita, però, soltanto all’architettura. Al centro del villaggio serve anche la comunità. Solo così si può capire il messaggio che Ivaldo Salvadori ha deciso di lanciare ai suoi compaesani.

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LA STORIA

Salvadori, insieme alla moglie Simonetta, cura il Santuario e il verde che lo circonda da almeno una decina di anni. Entrambi pensionati, lui è un ex agente immobiliare, lei invece ha lavorato per 35 anni nelle cucine di una scuola materna. «Siamo rimasti io e mia moglie a occuparcene – spiega Ivaldo – ciò che faccio lo faccio soltanto per devozione, ma c’è tanto, tanto lavoro da fare: curare la siepe, tagliare l’erba, raccogliere le foglie». Il lavoro, poi, aumenta quando si devono tenere le messe. «Quando c’è la messa, mi reco là un’oretta prima per sistemare tutto – continua – inoltre, da quando c’è il Covid, dobbiamo anche sanificare: per fortuna c’è mia moglie a darmi una mano, altrimenti non saprei come fare». Ma non solo: al Santuario della Madonna di Ripaia, talvolta, si celebrano anche i matrimoni. Lo scenario, del resto, è mozzafiato. «Ogni anno si tengono una decina di matrimoni e il prossimo 16 ottobre ci sarà l’ultimo in programma – racconta Ivaldo – chi viene a sposarsi qua a Treggiaia non deve rimanere deluso o metterci in cattiva luce: anche per questo ci diamo da fare». Ma raggiunta una certa età, Ivaldo è pronto a lasciar tutto: il prossimo matrimonio potrebbe essere l’ultimo. «Nessuno si rende veramente conto di quanto lavoro ci sia dietro a questo Santuario – prosegue – possibile che non ci sia nessuno che ha un’ora al mese da dedicare al proprio paese?».

L’APPELLO

Ivaldo, allora, chiama a raccolta la sua comunità per rimettere la chiesa al centro del villaggio. «Dobbiamo sensibilizzare i paesani a prendersi cura del Santuario – dice – a volte, invece, mi sembra di percepire un po’ di indifferenza». La speranza di portare un po’ di forze fresche, però, rimane. «Io ormai ho una certa età, anche i miei figli mi chiedono quanto mai potrò andare avanti a far così – commenta – la siepe si ammala un paio di volte all’anno, poi vanno raccolte le foglie secche e tagliare l’erba, ma è come mettere continuamente una toppa». Ciò che serve, per Ivaldo, è maggior partecipazione di tutti i suoi compaesani. «Abbiamo bisogno di un po’ di spirito di comunità – prosegue – se non interviene nessuno, siamo costretti a mollare: il tempo che questo impegno ci porta via è molto e, spesso, lasciamo da parte impegni familiari per tenere tutto in ordine e nelle migliori condizioni». Adesso, dopo dieci anni a occuparsi della comunità, Ivaldo spera che sia la comunità a farsi avanti. «Non posso continuare così, avessi avuto trenta o quarant’anni avrei pure continuato – riflette – serve qualcuno che ci possa dare una mano».

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LE DONAZIONI

E anche se, per il momento, sono ancora Ivaldo e sua moglie a occuparsi materialmente del Santuario, nelle scorse settimane qualcuno si è fatto avanti. «Qualcuno ha voluto donare, anche con piccole quote – spiega – altri, invece, hanno contribuito con donazioni davvero importanti». È il caso di alcune persone, che rimangono anonime, che hanno regalato a Ivaldo e sua moglie l’attrezzatura necessaria: un trattore, un tagliasiepi, una motosega e anche un decespugliatore. «Ha avuto la sensibilità di capire che lavoravamo male con gli attrezzi che usavamo – conclude Ivaldo – Adesso abbiamo tutto l’occorrente, manca solo una cosa: più persone per il Santuario».
 

ECCO COME FARE PER AIUTARE

Chiunque volesse rispondere all’appello per dare una mano o un semplice contributo, può rivolgersi alla parrocchia di Treggiaia oppure al signor Ivaldo Salvadori (347 3175550). Naturalmente, l’invito è rivolto non solo ai residenti di Treggiaia, ma a tutti coloro che vogliono impegnarsi per il Santuario della Madonna di Ripaia o a chi, da amantedell’arte, voglia sostenerlo.

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