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L’autopsia stabilirà se Luciano era vivo quando è stato travolto
L’esame svolto dal dottor Papi dovrà chiarire se il giovane ha perso la vita nell’impatto con il cinghiale. La Lega attacca: misure forti contro gli ungulati
CRESPINA LORENZANA. Sarà il dottor Luigi Papi, medico del reparto di medicina legale dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, a svolgere l’autopsia sul corpo del trentenne Luciano Carbonaro, l’operatore socio-sanitario di Paternò (Catania) deceduto sabato sera sulla via Livornese a Cenaia in una carambola pazzesca. Intanto, la consigliere della Lega Elena Meini e il sottosegretario sempre leghista Gian Marco Centinaio sollecitano interventi risolutivi sull’emergenza cinghiali.
Come già spiegato dal Tirreno, l’autopsia disposta dal pm Egidio Celano, titolare dell’inchiesta, dovrebbe chiarire se al momento della caduta a causa del cinghiale il 30enne era ancora vivo – ipotesi che pare prevalente – o se l’impatto dell’auto è da ritenersi superfluo ai fini di una responsabilità penale perché avvenuto su un corpo ormai privo di vita.
Al momento, l’automobilista che ha investito Carbonaro è indagata per omicidio colposo stradale. Nel frattempo, la mamma di Luciano Carbonaro si farà assistere da un legale: l’inchiesta, in sostanza dovrà fare luce sulle eventuali responsabilità alla guida da parte della conducente della Toyota Yaris che ha investito il 30enne dipendente dell’Azienda ospedaliera (in precedenza aveva lavorato in una Rsa a Collesalvetti e nella struttura “Dopo di noi” a San Giuliano Terme).
Meini (Lega):
d’obbligo intervenire
Sulla tragedia di Cenaia la consigliera regionale della Lega, Elena Meini, interviene e sottolinea che quanto avvenuto «deve far riflettere attentamente sull'annosa criticità relativa alla proliferazione degli ungulati. Occorre ampliare il calendario venatorio ed utilizzare cacciatori per l'attività di contenimento».
«Purtroppo – afferma Elena Meini – si continua colpevolmente a sottovalutare una palese problematica. E agiunge: «Nel porgere le nostre condoglianze alla famiglia del trentenne – prosegue la consigliera – non possiamo, quindi, come detto, rilevare come questi animali continuino sempre di più a rappresentare un grave pericolo per l'incolumità di tutti noi. Tra l'altro non si tratta di casi isolati, visto che le cronache giornalistiche con troppa frequenza ci segnalano casi analoghi, anche se, magari, fortunatamente non sempre mortali, ma comunque da non sottovalutarsi».
«I cinghiali – osserva la rappresentante della Lega – oltre ad essere particolarmente dannosi per i nostri agricoltori, stanno, quindi, diventando una vera calamità anche per gli esseri umani che se li ritrovano improvvisamente in strada e difficilmente riescono ad evitarne l'impatto, con tutte le drammatiche conseguenze del caso. Stante la delicata problematica, quindi – conclude Elena Meini – riteniamo che le misure fin qui adottate a livello regionale, siano da ritenersi tardive e considerato quanto accaduto nel Pisano, pure prive di un'auspicabile efficacia; pensiamo, pertanto, che sia fondamentale, dunque, allargare il calendario venatorio ed affidarsi ad agricoltori e cacciatori per una doverosa e quantomai urgente attività di contenimento del deleterio fenomeno».
Centinaio:
un’emergenza
«Quanto accaduto in Toscana ci ricorda che siamo davanti a una questione che non riguarda soltanto l’agricoltura ma tutti noi, trasformandosi in un problema di ordine pubblico e che minaccia la sicurezza stradale»: con queste parole il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, senatore Gian Marco Centinaio, commenta l’incidente mortale in cui ha perso la vita un giovane operatore socio-sanitario sulla via Livornese. «Nostro dovere è evitare che ci siano altri morti e far sì che non si ripetano episodi del genere. Dobbiamo difendere il territorio, aiutare la natura a mantenere un equilibrio – continua il sottosegretario – e porre fine a un’emergenza che non soltanto danneggia il settore primario, ma causa anche vittime sulle strade. La questione va affrontata quanto prima a livello legislativo per arrivare a una normativa nazionale. Il contrasto alla fauna selvatica è un atto dovuto», conclude il suo intervento Centinaio.
Intanto, la madre di Carbonaro ripete: «Non si può morire così. Mio figlio aveva la vita davanti. Esigo di conoscere la verità su cosa è successo sabato sera».M.B.
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