Il presidio
Dopo mesi di attesa aprirà a settembre il centro per disabili a Cascina
Sono serviti quattro anni per avere la struttura. Durante la pandemia non tutti potevano accedere
CASCINA. Il centro diurno Arcobaleno a breve potrà aprire la nuova sede a Cascina in via della Repubblica 100, sede del vecchio asilo comunale. La bella notizia per i familiari delle persone con disabilità che frequentano attualmente il centro diurno di Navacchio è arrivata pochi giorni fa e poco dopo la segnalazione che loro stessi avevano fatto a Il Tirreno per i ritardi nella consegna della nuova sede.
Una sede che, secondo quanto ci avevano detto i familiari, «doveva esser pronta quasi quattro anni fa ma i lavori sono terminati solo a dicembre 2020. Senza contare i ritardi dovuti alle questioni burocratiche che non permettevano l'apertura».
Una grande soddisfazione per chi ogni giorno deve fronteggiare mille difficoltà. «Siamo stati informati dalla cooperativa Agape, quella che gestisce il centro diurno, che ai primi di settembre i nostri figli potranno usufruire del servizio nella nuova sede di Cascina. Ci sono voluti quattro anni per lasciare la vecchia e obsoleta struttura di Navacchio, ormai sorpassata e non adatta alle esigenze di chi vive quotidianamente il centro», spiegano i portavoce dei familiari.
Una notizia che sicuramente fa tornare la serenità in tante persone che attendevano delle novità da tempo e finalmente vedono realizzarsi questa loro speranza. «Siamo davvero molto soddisfatti e finalmente possiamo iniziare questa nuova esperienza con entusiasmo e con la speranza di poter garantire ancora di più i diritti delle persone con disabilità».
I familiari avevano contattato Il Tirreno anche per spiegarci la loro situazione che è diventata sempre più in salita durante la pandemia: «Non abbiamo passato un periodo semplice. Siamo contenti di aver contribuito a sostenere, e forse ad ampliare, questo servizio indispensabile per i nostri figli. Vogliamo anche sottolineare che la Asl prima e poi la Società della salute poi, assieme ad Agape, e grazie anche alla programmazione delle amministrazioni comunali, sono riusciti a garantire da tanti anni un servizio nato con l’obiettivo socio-riabilitativo-assistenziale e rivolto a persone adulte con gravi disabilità».
Per queste persone non è possibile, al momento, ipotizzare altri tipi di collocazione. Viene così garantito un percorso, completamente gratuito, con operatori specializzati che tende ad intensificare le potenzialità individuali affinché i frequentanti possano raggiungere il massimo dell’autonomia personale.
«Con l’apertura del nuovo centro si sostengono così i valori degni di una società civile – proseguono i familiari – tenendo presente i vari protocolli di sicurezza. Verranno così garantiti servizi migliori a un maggior numero di persone».
Infatti, durante l'emergenza coronavirus gli utenti non potevano accedere tutti i giorni al centro, che al massimo poteva ospitare cinque o sei ragazzi, e non tutti i 14 ospiti. Venendo così a mancare il collante fondamentale dell'aggregazione. Una situazione che aveva messo a dura prova chi già doveva affrontare giornalmente delle difficoltà non comuni. In più restando sempre nella speranza che la situazione cambiasse. Ora, pare, che quell’attesa sia finita.
Infine i familiari si augurano che nel breve periodo vengano centrati alcuni obiettivi che, secondo il loro parere, non sono ancora stati realizzati da parte della Regione Toscana: «Chiediamo un maggior sostegno per far si che la persona disabile riesca a vivere con maggiore autonomia e che alle famiglie vengano garantiti gli aiuti necessari per dare un futuro ai propri figli, magari creando nuove opportunità oltre a quella dei centri diurni. Ad esempio la cooperativa Agape ha acquistato un appartamento attiguo al nuovo centro diurno che potrebbe essere utilizzato per promuovere esperienze residenziali di fine settimana».
E c’è la questione che viene sollevata, a livello generale, dalle famiglie di persone disabili e che ancora non ha trovato una risposta. Che non riguarda soltanto Cascina ma l’intero territorio nazionale. «Vogliamo garantire ai nostri figli un durante noi e un dopo di noi. Come familiari siamo disponibili a collaborare e sostenere una necessaria sinergia tra ente pubblico ed ente privato, associazioni del territorio e cooperative sociali», suggeriscono dalle famiglie, invitando a trovare una strada che parta dal territorio.
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