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L’addio a Riccardo Cardellicchio «un partigiano della vita»
Partecipazione e commozione al funerale del giornalista Le parole di don Andrea Cristiani e della sorella Angela
Marco Sabia
FUCECCHIO. Ieri Fucecchio ha dato l’addio a Riccardo Cardellicchio: scrittore, drammaturgo, ex assessore ma soprattutto colonna del giornalismo fucecchiese, penna brillante ed incisiva, che si è spenta sabato ad 82 anni dopo aver lottato strenuamente contro una grave malattia che ne aveva minato il corpo ma non l’intelligenza e la lucidità. In chiesa il gonfalone del Comune – di cui era stato assessore all’ambiente e alla cultura con Florio Talini e Claudio Toni – e la bandiera listata a lutto dell’Anpi, oltre a quella dell’Asca (Associazione culturale capannese) che col giornalista aveva collaborato per tanto tempo.
Riccardo era indissolubilmente legato al Tirreno, la testata per cui aveva lavorato per tantissimi anni: Grosseto quando ancora il nostro giornale si chiamava Telegrafo, poi Pontedera, Empoli, Prato e Livorno, ma anche Pescara, al Centro. Un bagaglio di esperienza maturato nei tanti anni – poi messo a frutto nel decennio in cui è stato assessore alla cultura nella sua Fucecchio – in cui ha svolto la professione di giornalista, formando tanti giovani che poi sono diventati suoi colleghi. A lui si devono decine di iniziative, dall'istituzione dei premi "Leone Rampante" e "Tommaso Cardini" alla cittadinanza onoraria a giornalisti prestigiosi come Enzo Biagi, passando per la splendida mostra dedicata a Indro Montanelli. A lui si deve anche la preziosissima indagine di ricostruzione dell'Eccidio del Padule di Fucecchio.
Da quel lavoro d'inchiesta nacque il libro “L’estate del ‘44”, messo poi in scena sotto forma di rappresentazione teatrale. E con Riccardo Cardellicchio se ne va l’ultimo dei “grandi vecchi” del giornalismo fucecchiese, dopo la recente scomparsa di Luciano Gianfranceschi e quella precedente di Giulio Panzani. Ieri don Andrea Cristiani – che ne ha celebrato le esequie in Collegiata – ha ricordato Cardellicchio con affetto e stima: «Riccardo era un resistente, un partigiano della vita: chiunque altro si sarebbe lasciato andare, invece il suo amore per la vita l’ha contraddistinto in questa sua battaglia. Riccardo continua a vivere nel bene che ha fatto e nell’impegno che ha avuto».
Particolarmente toccante anche la testimonianza della sorella Angela: «La tua vita ha cominciato a spengersi maggiormente quando non sei più riuscito a battere anche con un solo dito sulla tastiera del computer per scrivere. Il 14 agosto te ne sei andato e io adesso mi sento sperduta, con te c’era un rapporto di grande affetto e di profonda condivisione. Eravamo uguali nei nostri ideali, che abbiamo portato avanti in maniera diversa: tu con la tua penna sicura, pungente e profonda, io con l’insegnamento. Abbiamo combattuto perché non venisse distrutta la natura, perché venissero rispettati uguali diritti per tutti e soprattutto per la pace, perché i nostri genitori e nonni avevano già pagato lo scotto della guerra. E non è un caso che il tuo primo libro abbia commemorato tutte le vittime di quell’Eccidio che sembrava esser finito nel dimenticatoio. Ciao Riccardo, ti ho voluto tanto bene e te ne vorrò sempre: mi vengono in mente tantissime parole per dirti quello che pensavo di te, ma te le dirò piano piano perché sono convinta che rimarrai sempre vicino a me per ascoltarle». Cardellicchio, oltre alla sorella Angela, lascia la moglie Franca, i figli Mauro e Lorella, tre nipoti e tre bisnipoti. Oltre a tantissimi persone che lo avevano apprezzato per il suo impegno e per la sua penna che sapeva sempre cogliere nel segno.
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