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Cassa di risparmio di Volterra, più partner e taglio dei costi o nel 2022 si apre la crisi profonda
Incontro tra sindacati e presidente sul futuro della banca: "Serve una seria riorganizzazione"
VOLTERRA. Non un socio unico che acquisisca la maggioranza della Cassa di risparmio di Volterra, ma più partner che, con accordi commerciali, rendano l’istituto di credito in grado di navigare in acque sicure. Altrimenti, gli scenari che si aprono vedono la banca di piazza dei Priori «non essere in condizione di svolgere al meglio le attività industriali ed istituzionali» già nel 2022. È questa la sintesi di un incontro avuto dai sindacati di First Cisl, Fabi e Fisac Cgil col presidente della Cassa, Alberto Mocchi, il quale ha illustrato il programma aziendale per il consolidamento patrimoniale e la prosecuzione delle attività.
Le simulazioni
I rappresentanti dei lavoratori riferiscono che Mocchi ha parlato della «solidità patrimoniale dell’azienda, i cui indici attualmente rispettano e superano le misure previste dall’organo di vigilanza». Ma, «poiché da alcune simulazioni di possibili scenari effettuate dagli amministratori emergerebbe che, in mancanza di nuovi apporti di capitale, già nel 2022 la Cassa potrebbe non essere in condizione di svolgere al meglio le proprie attività industriali ed istituzionali, il presidente ha dichiarato che il programma che l’azienda si è data è finalizzato a scongiurare proprio questo scenario, attraverso l’apertura del capitale a più soci interessati a sottoscrivere il necessario aumento, anche in virtù dei ritorni economici rivenienti da accordi commerciali importanti con la banca».
Niente socio unico
Ancora incertezza, quindi, anche perché «le condizioni di mercato non hanno offerto soluzioni per un’eventuale cessione in blocco della maggioranza del pacchetto azionario della Cassa che desse i ritorni economici desiderati dalla Fondazione. Per questo motivo, data anche la vocazione di vicinanza al territorio del nostro istituto, i vertici aziendali rilanciano la carta di una sostanziale autonomia, rivolgendosi a più soggetti disposti a entrare nel capitale con quote di minoranza legate prevalentemente a partnership commerciali, che permetterebbero alla Fondazione di mantenere la maggioranza relativa del pacchetto azionario». Tramontata l’ipotesi di un solo socio che acquisisce la maggioranza, secondo i sindacati «il presidente ha aggiunto che la Cassa proseguirà nel percorso della riduzione dello stock dei crediti deteriorati, attraverso una selezione qualitativa nella loro cessione, per conseguire un consistente contenimento del rischio di credito e dei costi».
Drastico taglio di costi
Ma c’è di più, perché si dovrà procedere con una «drastica riduzione dei costi operativi» attraverso «il mantenimento delle sole forniture di consulenze, di beni e di servizi veramente necessarie all’attività aziendale, con rinegoziazione dei costi dei relativi contratti» e «una consistente ristrutturazione aziendale della direzione generale e della rete di vendita». Di questi aspetti non secondari se ne saprà di più a settembre, quando sarà presentato il nuovo piano industriale.
I sindacati
Cisl, Cgil e Fabi sottolineano che «la ricerca dei nuovi soci e il miglioramento dell’organizzazione aziendale sono aspetti strettamente connessi tra loro: una Cassa più efficiente e più produttiva aumenterà l’interesse sul mercato di partner commerciali quali soci di capitale; a sua volta la disponibilità di nuove risorse patrimoniali consentirà investimenti e ottimizzazioni organizzative. Riteniamo però che una seria riorganizzazione potrà davvero rilanciare l’azienda solo se non si rimarrà ancorati ad alcune errate visioni del passato». I sindacati credono che serva «analizzare senza remore quanto è stato fatto e individuare i relativi errori nella gestione». E che sia auspicabile «che il progetto manifestato ottenga il massimo del successo sperato, nella consapevolezza che anche il presidente stesso sta investendo nell’operazione tutta la sua professionalità e la sua credibilità. D’altro canto, è nostro convincimento che potrà trovare la sua realizzazione se condiviso in uno stretto e costruttivo confronto con le organizzazioni sindacali, nel rispetto dei reciproci ruoli, e con il pieno coinvolgimento del personale» . Ma è chiaro che «se non dovessero concretizzarsi in breve le auspicate prospettive di una ricapitalizzazione, il futuro della nostra azienda sarebbe irrimediabilmente compromesso».
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