Italia
Siringhe abbandonate sporcizia e degrado nella zona della Piaggio
Si ripetono le segnalazioni di situazioni potenzialmente pericolose anche per la salute Chiesti più attenzione e controlli delle forze dell’ordine
PONTEDERA. Nella zona del viale Piaggio, a Pontedera, si torna a parlare di degrado e di incuria dello spazio urbano. Argomento più volte sottoposto all’attenzione dell’amministrazione comunale dai cittadini, anche tramite Il Tirreno. «Di solito parcheggio la macchina in via Filzi e camminando per raggiungere il mio luogo di lavoro sul viale Rinaldo Piaggio, non posso fare a meno di notare la sporcizia in via del Fosso Vecchio, nelle aree di uscita di sicurezza dell’azienda della Vespa – racconta il dipendente di una ditta della zona che ogni mattina si trova ad attraversare quella parte di città – La polizia municipale è sempre pronta a fare multe per i divieti di sosta, ma come vengono gestite queste situazioni? Sarebbero necessari più controlli mirati da parte delle forze dell’ordine, una maggior sicurezza e cura del decoro urbano». Se attraversiamo quella zona, è possibile vedere siringhe con rispettive confezioni aperte, tovaglioli di carta insanguinati, scatole aperte di farmaci, bottigliette di plastica: chiunque potrebbe imbattersi in quest’area interessata da evidente degrado. Le siringhe abbandonate oltretutto costituiscono un serio rischio per la sicurezza dei cittadini, un potenziale veicolo di infezione da virus. Ma riportano l’attenzione anche sul problema della droga, sempre attuale, che ha portato proprio in questi ultimi giorni, a cinque condanne per spaccio con estorsioni e minacce a seguito dell’inchiesta “Doppio gioco”.
Come detto, non è la prima segnalazione che viene fatta e sono diversi i luoghi della città indicati: dal Villaggio Gramsci con erba alta non tagliata, ma anche divani e frigoriferi sul marciapiede, alla struttura di cemento nei pressi della Coop in stato di abbandono, fino alla fontana in piazza del Duomo con bottiglie di birra e lattine che galleggiano nell’acqua stagnante. —
Giulia Zamponi
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