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Bandiere rosse davanti al Comune «Dall’inchiesta Keu emerge malaffare»

Nilo Di Modica.
Bandiere rosse davanti al Comune «Dall’inchiesta Keu emerge malaffare»

Sinistra radicale in piazza a tre mesi dal blitz dei carabinieri «Si è sostituito l’interesse pubblico con quello individuale»

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Nilo Di Modica.

SANTA CROCE. «Sono qui per ribadire che i controlli sono necessari. Perché ciò che è successo è scandaloso e lo avevamo in qualche modo previsto». Era presente all’appello ieri sotto le finestre del municipio in piazza del Popolo a Santa Croce Riccardo Susini, segretario di Rifondazione di Montopoli, come 10 anni fa, per chiedere controlli e il ritorno di Arpat nel comprensorio del Cuoio. Come lui alcune decine di militanti del Prc, del sindacato di base Usb e di Sinistra Anticapitalista al presidio organizzato dalla sinistra radicale nel cuore di Santa Croce, per tenere alta l’attenzione sull’inchiesta che ormai da ormai tre mesi sta tenendo in scacco la politica locale attorno alle accuse di smaltimento illecito di rifiuti e infiltrazioni della criminalità organizzata. Presente anche la lista pisana di sinistra “Una città in comune”.

«Non possiamo lasciare che tutto ciò che sta accadendo a Santa Croce in queste settimane, con un’inchiesta ancora in corso, venga lasciata alle sole aule di tribunale – ha detto Leonardo Becheri, della segreteria regionale del Prc –. Gli elementi che stanno venendo a galla ci parlano in ogni caso di un sistema politico-affaristico che ha gestito per anni in modo assai discutibile i rapporti fra pubblico e privato, marginalizzando chi, presente oggi in piazza, già anni fa denunciava lo smantellamento del sistema di monitoraggio ambientale in un territorio così delicato. Si è sostituito l’interesse generale con quello individuale, e questo riguarda tutti noi».

Proprio il silenzio delle istituzioni a guida Pd è stato argomento di molti interventi, anche da parte di alcuni esponenti del comitato “No Keu” di Empoli, cartello di cittadini, associazioni e partiti che sta mettendo in luce la vertenza della strada regionale 429. «Solo Arpat, dopo due mesi di nostro lavoro, ha cominciato a dare risposte interessanti ai nostri quesiti, sullo stato di cose – ha dichiarato Tiberio Tanzini, in rappresentanza del comitato –. Appena resa pubblica l’inchiesta noi ci siamo costituiti, insieme a tanti cittadini che vivono lungo quella strada, dove non passa nemmeno l’acquedotto. Persone che hanno scoperto che 8mila tonnellate di rifiuti erano state piazzate sotto la strada, a due passi dai pozzi. Tutto questo mentre i Comuni, per ben due settimane, hanno minimizzato».

Non un appuntamento isolato quello di ieri, ma l’inizio di un percorso di respiro regionale, che si occupi di rifiuti e di beni comuni, come ha sottolineato anche Francesco Auletta, consigliere di “Una città in comune” aggiunge: «Abbiamo detto per anni detto i tappeti rossi che il centrosinistra stendeva al sistema privato andavano contrastati. Parlare dell’inchiesta Keu è l’unico antidoto al sistema affaristico che sta cambiando il “modello toscano”. Una situazione intollerabile. Come è inaccettabile ciò che ci raccontano da settimane i consiglieri regionali Pd Andrea Pieroni, Alessandra Nardini, Enrico Sostegni e il presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo. Se un consigliere regionale dice di non sapere cosa stava votando è bene che si dimetta».

Sulla criminalità organizzata ha poi parlato l’avvocato Luca Scarselli, dell’Unione Inquilini Valdarno Inferiore: «Come in un film di qualche anno fa, in cui il protagonista cadeva da un palazzo e si diceva, ad ogni piano, “per ora tutto bene”, qui per anni si è minimizzato. Lo si faceva quando il pentito di mafia Schiavone parlava di rifiuti della zona Cuoio finiti nella Terra dei Fuochi, quando il depuratore di Ponte a Cappiano veniva chiuso dall’antimafia per gli sversamenti in Usciana o quando ad alcune aziende arrivavano interdittive antimafia». —

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