Il presidio
Grillaia, sindacati contro la riapertura: «Troppe discariche in 15 chilometri»
Dura presa di posizione di Cgil, Funzione pubblica e Spi E Arpat chiarisce: «L’impianto biogas rimarrà in funzione»
CHIANNI. Arrivano immediate le precisazioni di Arpat sul tema Grillaia. Una discarica, quella di Chianni, su cui proprio le analisi dell’agenzia ambientale toscana nei giorni scorsi, legato all’autorizzazione integrata ambientale, aveva evidenziato valori anomali di cloruro di vinile e benzene. E richiesto ulteriori approfondimenti alla Nuova Servizi Ambiente, proprietaria della discarica. Ma che ora assicura come queste problematiche siano «dovute ai conferimenti di rifiuti avvenuti fino al 1998. Mentre, al contrario, quelli nuovi autorizzati consentiranno la messa in sicurezza dei rifiuti sottostanti».
Rassicurazioni, però, che non convincono in primis i comitati di cittadini che si oppongono alla riapertura della discarica e all’arrivo dell’amianto. Con loro anche le segreterie provinciali di Cgil, Spi Cgil, Fp Cgil che sono vicine alla comunità: «Come Cgil provinciale siamo vicini alla comunità locale di Chianni preoccupata per la salute pubblica del territorio e di condividere quanto evidenziato dalla mozione approvata dal consiglio comunale di Ponsacco che spiega bene quanto sul territorio nel raggio di 15 chilometri siano già presenti discariche per rifiuti speciali che da sole ricevono la metà di quella intera regione».
Torniamo, però, alle precisazioni Arpat che partono dal riferimento al biogas. Che da alcune indicazioni, da noi riprese, sembrava destinato a essere smaltito. «Ad Arpat risulta che l’impianto a biogas rimarrà in funzione per consentire il trattamento del biogas prodotto dal vecchio corpo discarica che, altrimenti determinerebbe l’insorgere di maleodorante. Al contrario i nuovi rifiuti conferiti, a base di amianto, non producono biogas. La copertura superficiale finale della discarica sarà costituita da una struttura multistrato, ai sensi della normativa vigente, che prevede anche uno strato di impermeabilizzazione che impedirà l’infiltrazione dell’acqua piovana e che determinerà una riduzione definitiva della produzione di percolato da dover inviare agli impianti di trattamento esterni».
Queste “rassicurazioni”, però, come detto non convincono, tra i tanti, i sindacati Cgil. Dubbi, più che sulle affermazioni di Arpat, sul progetto in generale. «Il piano risente di un ritardo ormai quasi decennale e che deve intervenire riducendo il numero dei rifiuti, rafforzarne il ciclo integrato dell’economia circolare e individuare discariche residuali, stabilire gli ambiti ed individuare i migliori impianti di trattamento. Inoltre le recenti indagini della magistratura nel settore proprio dei rifiuti evidenziano quanto sia un terreno di interesse della criminalità organizzata e del malaffare, che già il Rapporto della Regione Toscana su criminalità e mafie aveva evidenziato».
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