Italia
«Ora sto male, quel bandito mi ha rubato un pezzo di vita»
La drammatica testimonianza dell’anziana rapinata da un giovane in monopattino. La collana che le è stata strappata era un caro ricordo del marito Vittor Ugo Scali
PONTEDERA. Le mani che tremano, il fiato corto. L’ansia e la paura che non se ne vanno. «Mi gira la testa, non mi sento bene. Ho sentito un forte dolore al collo quando mi ha strappato la catenina d’oro. Era un ricordo di mio marito. La tenevo sempre con me. Era il mio modo di rimanere legata a lui».
Lia Mannari è sotto choc. La pensionata di 80 anni, residente nel quartiere della stazione ferroviaria, mercoledì mattina è stata derubata e ferita in via Dante, da un uomo che viaggiava su un monopattino elettrico. Il rapinatore è ancora ricercato. «Stavo passeggiando con un’amica – racconta la vittima – quando ho visto venirmi incontro un ragazzo pallido, dalla pelle molto chiara. La signora che era con me dice di avergli visto un tatuaggio sul volto». Lia torna indietro con la mente e ripercorre i drammatici momenti della rapina. «Mi ha puntata, si è diretto verso di me. Tanto che gli ho detto di andare più piano con quel monopattino. Era già sul marciapiede. In un attimo mi è passato vicino e ho sentito la catenina stringersi attorno al collo, l’ha tirata, strappata, e poi è fuggito svoltando in via Manzoni». Le forze dell’ordine, mercoledì, subito dopo l’episodio – denunciato da Lia Mannari ai carabinieri – hanno cominciato una serrata caccia allo scippatore, che si è concentrata nella zona di piazza Unità d’Italia e quindi dello scalo ferroviario.
Dalle prime informazioni era emerso che il ladro aveva la carnagione scura, ma poi l’identikit è stato rivisto sulla base delle dichiarazioni rilasciate da Lia Mannari ai carabinieri. Le indagini proseguono, ma Lia – mercoledì mattina – non ha perso soltanto un oggetto d’oro. Si è vista portare via un pezzo di vita. La collana che le è stata strappata dal collo è un ricordo del marito, Vittor Ugo Scali, morto nel marzo del 2016 a 78 anni. Ex dipendente della Piaggio, Scali è soprattutto una vecchia gloria del basket pontederese. Faceva parte, infatti, dei ragazzi del dopoguerra che cominciarono a giocare a pallacanestro all’oratorio, nella squadra della Juventina, da cui è poi nata la Juve Pontedera Basket. «La catenina è doppia, fatta da due fili. La portavo sempre con me – prosegue Lia Mannari –, anche durante la notte. Credevo che fosse impossibile da sganciare, e invece il rapinatore è riuscito a rompere il gancio della chiusura. Ha messo molta forza nel suo gesto, tanto che ho riportato diversi graffi al collo».
La vita di Lia è cambiata. Ed è lei stessa ad ammetterlo. «Sono molto tesa, avrei bisogno di rilassarmi, di non pensare più a cosa è accaduto l'altra mattina. Ma non ci riesco. Ho giramenti di testa – dice l’anziana – Rivedo quell’uomo che viene verso di me sul monopattino elettrico, e che poi scappa sparendo in via Manzoni». C’è un elemento che potrebbe aiutare le forze dell’ordine nelle ricerche del malvivente. Ed è la testimonianza delle persone che, mercoledì, pochi minuti prima del borseggio in via Dante, avrebbero visto sfrecciare un giovane su un monopattino elettrico, in corso Matteotti, in direzione di via Dante. Non è da escludere che possa trattarsi del rapinatore che ha derubato la signora Lia. E che potrebbe tornare a colpire a presto. Ancora sopra al suo "bolide" silenzioso a due ruote. —ù
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