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Pontedera

«Il biogas è la soluzione ai cattivi odori, i problemi di sabato andavano evitati»

Andreas Quirici
«Il biogas è la soluzione ai cattivi odori, i problemi di sabato andavano evitati»

Parla il proprietario della stalla dopo le proteste dei residenti 

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PONTEDERA. «L’unica soluzione per risolvere il problema delle maleodoranze è la realizzazione dell’impianto a biogas». Gianni Pesce, proprietario dell’azienda agricola a I Fabbri, parla dopo l’episodio di sabato che ha scatenato le proteste dei residenti, rimasti quattro o cinque ore ostaggio dei cattivi odori dovuti allo spandimento del letame.

«Abbiamo fatto tutto nelle regole – dice l’imprenditore –. Abbiamo 24 ore di tempo per interrare il letame. Di solito lo facciamo entro otto ore». Ma per parlare di ciò che è accaduto sabato, Pesce parla anche di «leggerezza che si poteva evitare, anche se non è stato un errore. Venerdì abbiamo fatto la stessa operazione, ma nessuno si è accorto di niente. Sabato abbiamo cominciato alle 14. Poi è cambiato il vento che ha portato il puzzo verso Treggiaia. Appena me ne sono accorto ho detto ai ragazzi di interrare e di andare a spandere il letame verso il fiume Era. Ho chiesto che non accada più, ma ormai la frittata era fatta».

Inconvenienti di un allevamento da centinaia di capi di bestiame che si trova vicino alle abitazioni del paese che fa parte del comune di Pontedera. Secondo i residenti la stalla è troppo vicina e più volte hanno accusato l’amministrazione comunale di aver concesso l’autorizzazione per avviare l’attività con troppa leggerezza. «La norma dice che gli allevamenti dei bovini devono stare a 200 metri dalle case, mentre si arriva a 500 metri per i suini – aggiunge Pesce –. Noi la distanza la rispettiamo, altrimenti ci avrebbero già fatto chiudere».

Già, i controlli degli enti preposti come l’Asl i cui tecnici sono stati attivati sabato dalla popolazione e dal sindaco Matteo Franconi per effettuare controlli. «Non hanno trovato irregolarità su come abbiamo sparso il letame nei campi», sottolinea l’imprenditore che aggiunge: «Vorrei trovare una soluzione per convivere. Io lavoro per questo, ma se si continua a fare a schiaffi qualcuno finisce per farsi male».

Il riferimento è alle proteste dei residenti che da un anno avvertono maleodoranze diffuse pressoché quotidianamente. Con picchi insopportabili come quello di sabato. «Sono seccato quanto gli abitanti de I Fabbri – ricomincia Pesce – perché da settembre a oggi eravamo riusciti a limitare i problemi».

La soluzione, sempre secondo il proprietario dell’azienda agricola, è l’impianto a biogas inserito nel progetto di ampliamento presentato al Comune di Pontedera. Ma su cui gli abitanti della zona hanno già cominciato a dare battaglia: «Con l’impianto a biogas puliremo la stalla dal letame ogni cinque o sei giorni, inserendolo nell’impianto per due mesi eliminando gli odori». Ma quando si parla di emissioni e di rischio per la salute pubblica, Pesce pensa di avere le carte in regola anche in questo caso: «Avremo un impianto da 300 kilowatt, le cui emissioni sono paragonabili a quelle di un motorino come il Ciao». E sul fronte delle autorizzazioni per l’ampliamento Pesce racconta di aver presentato documenti sul fronte delle maleodoranze «come nessun allevamento ha mai fatto in Toscana»

Tesi da dimostrare, come quella che gli oltre quattromila capi di bestiame previsti nell’ampliamento non aumenteranno i problemi. «Dipendono dal letame, non dalla stalla – replica Pesce –. Anche prima dell’arrivo degli animali si facevano gli spandimenti». Peccato, però, che con la popolazione del paese così cresciuta le garanzie di una convivenza tra abitanti e azienda agricola è sempre più difficile da ottenere». —

Andreas Quirici

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