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l’emergenza coronavirus 

Muore a 58 anni camionista e volontario

Pietro Barghigiani
Muore a 58 anni camionista e volontario

Mai avuto problemi di salute, il ricovero il 9 maggio dopo un mal di gola. Era uno storico animatore del gruppo Fratres 

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Pietro Barghigiani

castelfranco. Mai avuto un problema di salute serio. Ogni due mesi donava il sangue. Mai fumato. Uno controllato con una periodicità che sulla carta avrebbe dovuto anticipare qualunque tipo di avvisaglia sulla stato di salute.

È successo che il Covid sia entrato nei polmoni di una persona certificata come sana per storia sanitaria e buone pratiche di vita da ex militare e paracadutista. E una volta dentro li ha soffocati con un abbraccio mortale.

Una sorte malevola quella che ha segnato il destino di Luano Regoli, 58 anni, di Orentano, camionista per una ditta dell’indotto cartario di Toringo (Capannori). Il virus lo ha svuotato giorno dopo giorno fino a provocarne un decesso che ha lasciato sgomenti i figli e la famiglia. E, soprattutto, quanti sul lavoro e nella vita delle tradizioni paesane aveva conosciuto in Regoli una persona perbene e affidabile. Da circa una decina d’anni faceva parte del gruppo Fratres, nel ruolo di componente attivo con donazioni regolari e disponibilità a rimboccarsi le maniche quando c’era da organizzare qualcosa per la sua Orentano. È una nota triste nella progressiva ripartenza che vede la fine della pandemia, la scomparsa del 58enne a cui la vita non aveva risparmiato il dolore per la perdita della moglie Barbara, deceduta nel 2008. I figli Marco e Antonio lo hanno saluto con parenti e amici ieri pomeriggio.

Quello che ancora non si è imparato dal coronavirus è che può davvero colpire e affondare anche chi ha una salute perfetta. È capitato, di rado, ma è successo in quei casi la cui genesi ancora la scienza non è in grado di spiegare con certezza. Marco ha tenuto i rapporti con i medici fin dal primo ricovero a Pescia. «I dottori ci hanno detto che tutti gli organi di papà erano sani e a posto – spiega –. L’unico apparato compromesso era quello dei polmoni. Erano diventati improvvisamente duri». L’inizio del calvario si manifesta con un mal di gola. Per due, tre giorni Luano resta a casa. Poi si fa il tampone e l’esito lo fa arruolare nell’esercito dei positivi. Il saturimetro svela un aggravamento della situazione quando il parametro dell’ossigeno nel sangue scende sotto 90. Il 9 maggio viene ricoverato a Pescia. Il “casco” per respirare non fa effetto. E dopo cinque giorni finisce in terapia intensiva. Il 18 maggio viene trasferito all’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze. «Da quando è entrato in ospedale tra sedazioni e altro non si è più ripreso – prosegue Marco –. L’ultima volta l’ho visto attraverso il vetro. Speriamo non si sia reso conto di quello che gli stava capitando».

Nel bollettino del dolore c’è anche una seconda paziente deceduta con positività al Covid. Si chiamava Fiorella Maestrelli, aveva 65 anni e viveva a San Romano. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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