L’Itis Marconi si schiera con “Libera”: sventola il lenzuolo contro la mafia
PONTEDERA. «Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. La lotta alla mafia (primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità». Queste parole furono pronunciate da Paolo Borsellino a un mese dalla morte di Giovanni Falcone in una chiesa di Palermo il 23 giugno 1992. Borsellino sarebbe morto un mese più tardi. E proprio queste parole sono state ricordate ieri da Giovanni Callori, responsabile provinciale di “Libera scuola e formazione”, associazione che da 25 anni è attiva a Pisa contro la mafia. «Queste parole sono il testamento che Borsellino ci ha lasciato: dobbiamo conservare la memoria, ma dobbiamo anche impegnarci quotidianamente per combattere la criminalità organizzata», ha aggiunto Callori. L’associazione “Libera” promuove la legalità e la giustizia, ideando percorsi con le scuole della provincia: a Pontedera, sono stati realizzati progetti con le scuole del villaggio scolastico, creando una vera e propria unità territoriale. In occasione del 29° anniversario della strage di Capaci, l’istituto tecnico “G. Marconi” ha partecipato alla mobilitazione nazionale indetta dalla Fondazione Falcone “Un lenzuolo contro la mafia”. Un lenzuolo bianco con impressa la scritta “Di cosa siamo Capaci” sventola libero e si appoggia alla gradinata dove sono i ragazzi che hanno partecipato al progetto. Un gesto simbolico forte per riportare alla memoria la crudeltà delle stragi di mafia. Il dirigente scolastico Pierluigi Robino ha menzionato il grande lavoro quotidiano che viene fatto nelle scuole per educare gli alunni ai valori della giustizia e dell’integrità morale: «Questi avvenimenti tragici non devono essere pensati come ricordi lontani da noi, in termini di spazio e tempo, ma sono problemi estremamente attuali». I ragazzi delle classi 2Eit, 2Ait, 3Bit, 4Bien, 5Amme, seguiti dalla professoressa Francesca Gori, hanno realizzato il progetto “Scuola nostra. Combattere le mafie e costruire la legalità”, creando una mostra virtuale; la classe 2Ait si è occupata inoltre del progetto “Libera contro la mafia”, coordinata dalle professoresse Claudia Federici e Letizia Puma. Presente all’evento anche il vicequestore di Pontedera Luigi Fezza, che ha parlato ai ragazzi della scuola di quando nei primi anni Novanta, poco più grande di loro, si è trovato a combattere la criminalità organizzata: «Le prime cose che ci dissero, a noi giovani senza esperienza, furono di stare molto attenti e rimanere sempre vigili, perché la mafia è ovunque». Oggi, in tempo di Covid, «l’attenzione deve rimanere ancora più alta: le mafie lucrano sulla pandemia, si infiltrano nelle attività economiche in crisi». —
Giulia Zamponi
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