Il Tirreno

Pontedera

I genitori hanno firmato per l’espianto degli organi

Tommaso Silvi
I genitori hanno firmato per l’espianto degli organi

La zia Afef: «Altri bimbi sorrideranno alla vita» Il suo ex allenatore: «Un sorriso travolgente»

4 MINUTI DI LETTURA





Tommaso Silvi

cascina. Scarpini da calcio ben allacciati. Il rumore dei tacchetti sull’asfalto. I calzettoni di spugna e i pantaloncini lasciavano appena intravedere il disegno di quelle gambe esili ma forti. Pronte a scattare. «Lo facevo giocare da esterno destro. Aveva grande resistenza, non si stancava mai. Correva anche per i compagni in difficoltà». Borsone in spalla. Via agli allenamenti. Con la Giovanile Navacchio. La sua squadra. «Andavo spesso a prenderlo a casa, a San Lorenzo alle Corti. Il suo sorriso era unico, contagioso, travolgente».

Adam sognava la Serie A. Come tutti i 13enni che tirano calci a un pallone. Alfredo Trattelli è stato il suo allenatore. «Accendeva le persone con la sua simpatia – racconta ancora il tecnico del Navacchio – e ora la sua assenza ci spegne l’anima». Adam Fatmi – nato in Italia da genitori marocchini – ha giocato senza mollare un centimetro anche la sua ultima partita. Quella nel letto dell’ospedale di Cisanello, dove si è lunedì sera dopo 9 giorni di ricovero. Sabato 15 stava facendo un giro in bicicletta con gli amici quando è stato travolto da una moto all’altezza di via del Nugolaio. A poche centinaia di metri da casa sua. Un ciclone di vita, con le folate tipiche dell’adolescenza. La scuola, il calcio e i videogiochi a scandire le giornate, immerso nell’amore di babbo Imad e mamma Lamiaa.

Adam. In famiglia, per tutti, “l’indiano”. «Lo chiamavamo così perché era l’unico con i capelli lisci. Il suo fratellino di tre anni e mezzo e la sorella di dieci hanno i riccioli, come i suoi parenti. Ma lui era speciale in tutto – ricorda la zia, Afef Fatmi – e non faccio altro che pensare ai momenti che abbiamo passato insieme. Lo rimproveravo perché stava molto tempo alla PlayStation, lui diceva che ero troppo severa. Non riesco a smettere di guardare l’ultima foto che gli ho fatto prima dell’incidente. Sorride con suo fratello e sua sorella».

I genitori di Adam sono stravolti dal dolore. Circondati dall’affetto dei parenti. Ma non solo. Perché dal loro arrivo in Italia – più di dieci anni fa – hanno costruito una fitta rete di amicizie. In ogni ambito. «Il suo babbo e la sua mamma – dice l’ex allenatore di Adam – sono persone fantastiche. Hanno sempre collaborato alle iniziative della società sportiva. Due persone simpatiche, alla mano, perfettamente integrate. Adam rispecchiava in pieno il loro carattere».

I cuori di Imad e Lamiaa sono a pezzi. Il loro piccolo “indiano” non c’è più. Ma loro hanno deciso di farlo vivere lo stesso. «Hanno firmato per l’espianto di reni e fegato – fa sapere la zia della piccola vittima – perché credono che sia giusto che Adam possa essere di aiuto, in qualche modo, ad altri bambini. Lui non ce l’ha fatta, ma altri grazie a lui possono continuare a sorridere alla vita».

Sembra di sentirli ancora, i tacchetti degli scarpini di Adam. Nel cortile del palazzo dove si ritrovava con gli amici per la partitella del pomeriggio. Su quel percorso che ha fatto mille volte, dopo l’allenamento, per rientrare in casa e cenare insieme alla sua famiglia. A quella tavola dove avrebbe dovuto sedersi anche la sera di due sabati fa. Una quotidianità gioiosa spezzata da quella maledetta telefonata. Poi la corsa in ospedale. Le lacrime, le preghiere cariche di speranza. E la disperazione. «Vogliamo ringraziare tutta la comunità cascinese, gli amici di Adam, i loro genitori, chiunque ci è stato vicino anche solo con un pensiero. Sono giorni durissimi – dice la zia, Afef – ma abbiamo ricevuto un affetto incredibile, a cominciare dall'équipe del primario, Paolo Malacarne, e da tutto il personale ospedaliero di Cisanello, compresi gli operatori delle pulizie. Stiamo vivendo un inferno, ma la vicinanza della gente ci sta rincuorando, ci sta facendo sentire meno soli».

La famiglia fa sapere che Adam verrà seppellito in Italia, non appena la salma verrà liberata dalle autorità che indagano sull’incidente che lo ha strappato alla vita. Riposerà nel suo Paese. Nella sua terra. Nell'angolo di mondo in cui stava diventando uomo, tra un capriccio e una scoperta nuova, tra i libri di scuola e i primi amori. «Porterò con me il ricordo di un bimbo allegro. Adam – conclude il suo ex allenatore – ci ha insegnato l’arte di sorridere. Quella risata fragorosa oggi suona come una melodia. Ed è la musica più bella che si possa ascoltare. Sarà sempre in campo, su quella fascia destra. Sarà sempre con noi». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web