Il Tirreno

Pontedera

L’INCHIESTA “DOPPIO GIOCO” 

Estorsione, minacce e spaccio di droga: uno degli imputati chiede di patteggiare

P.B.

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ponsacco. Un patteggiamento nell’inchiesta “Doppio gioco” su un giro di spaccio di sostanze stupefacenti, gestito con minacce di armi e altri metodi violenti per farsi pagare i debiti di droga.

Uno dei dodici indagati per i quali la Procura chiede il processo ha scelto il rito alternativo davanti al gup Guido Bufardeci (gli altri giudici dell’ufficio si erano già pronunciati sul caso e non erano compatibili, ndr).

Si tratta di Manuel Bertini, 25 anni, di Ponsacco.

Davanti al gup è finita anche una famiglia pugliese, padre di 42 anni e due figli di 24 e 22 anni, attorno alla quale ruotavano vari personaggi accusati di aver gestito un vasto giro di spaccio. Estorsione aggravata in concorso, detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo, danneggiamento a seguito di incendio, furto in abitazione, ricettazione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso sono alcuni dei reati contestati, pur con posizioni diverse, ai vari imputati.

Devono difendersi Umberto Vispo, 42 anni, e i figli Antonio 24 anni, e Massimo, 22 anni, residenti tra Castelfranco di Sotto e Santa Maria a Monte, il romeno Mario Valentin Petica, 26 anni di Casciana Terme Lari, già arrestato nei mesi scorsi e trovato con una pistola oltre che con la droga, Marco Sarperi, 22 anni di Casciana Terme Lari, Massimiliano Sagarriga Visconti, 42 anni di Ponsacco, Giuseppe Alcuri, 37 anni di Ponsacco, Olsi Beshiri, 40 anni di Capannoli, Gerhard Kalaj, 24 anni di Capannoli, e Luan Preci, detto Leon, 37 anni di Ponsacco, Giulia Mataluni, 25 anni di Casciana Terme Lari. Uno dei primi episodi, da cui poi è partita l’indagine, risale alla notte del 13 settembre 2019.

A sparare, stando a quanto era stato ricostruito dai militari dell’Arma della Compagnia di Pontedera, fu uno dei figli del boss per intimidire il pusher che doveva saldare un debito per una partita di cocaina non pagata del valore di 800 euro. Nelle perquisizioni domiciliari i carabinieri avevano sequestrato tre pistole, una delle quali ceduta dalla famiglia barese a un albanese per 500 euro e che potrebbe essere stata usata per un fatto di sangue del quale finora l’attività investigativa non ha però accertato l’esistenza. Tra i reati contestati c’è anche l’incendio doloso di un’auto (che peraltro ha colpito la persona sbagliata) e un furgone crivellato con sei colpi di pistola, in uso a un piccolo spacciatore.

Sono partite proprio dall’atto intimidatorio denunciato da Giuseppe Alcuri le indagini dell’operazione “Doppio gioco”, che è stata chiamata così per il fatto che la vittima dell’avvertimento aveva contatti sia con la famiglia pugliese, i Vispo, che con alcuni albanesi, tutti finiti al centro di una complessa indagine che ha già portato ad arresti e al sequestro, in più occasioni, di quasi mezzo chilo di droga. —

P.B.

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