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“Cosa può un robot?”, protagonisti i bambini

Ro; berta Galli
“Cosa può un robot?”, protagonisti i bambini

Il progetto teatrale ha coinvolto gli alunni di alcune primarie: sono stati Cappuccetto Rosso guidando CoderBot

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Cascina. Grazie ad una fiaba, "Cappuccetto Rosso", ad un robot CoderBot, guidato dai bambini, ad una lavagna multimediale ed ad un labirinto di legno, anche le distanze, si possono colmare, mentre le emozioni possono venire fuori attraverso il gioco online. Tutto questo grazie ad una sinergia dove La Città del Teatro di Cascina ha avuto un ruolo fondamentale. Un mondo virtuale che ha visto protagonisti i bambini di alcune classi delle primarie di Cascina, “Pascoli", “Don Gnocchi" e "Ciari" che hanno potuto sperimentare tutto questo attraverso il progetto "Cosa può un robot?".

Un percorso artistico e formativo nato da un’idea dell’attore Dario Focardi e dell’amministratore delegato di Great Robotics, Pericle Salvini, realizzato da La Città del Teatro di Cascina con il sostegno di Fondazione Toscana Spettacolo Onlus, Regione Toscana nell’ambito del progetto speciale “Così remoti, così vicini - Nuove idee per un teatro a distanza”. Il progetto è stato presentato su Facebook alla presenza degli stessi protagonisti Dario Focardi, creator del progetto, Luca Marengo, direttore artistico de La Città del Teatro e Patrizia Coletta, direttrice della Fondazione Toscana Spettacolo. Una iniziativa, realizzata in questo periodo legato al Covid, che ha visto i bambini di alcune classi cascinesi vestire i panni di Cappuccetto Rosso, guidando CoderBot, un piccolo robot mobile dotato di una telecamera, all’interno di un grande labirinto, allestito appositamente in una delle sale del teatro, dove ogni piccolo ostacolo, indovinello, imprevisto è diventato un momento di riflessione sulla storia e sulle emozioni suscitate. E dove i bambini sono stati i grandi protagonisti di questo "gioco" e il teatro si è trasformato in uno spazio primario, per esplorare nuovi mondi e nuove emozioni. Una realizzazione dove Luca Marengo ha messo anima e cuore. «Siamo felici - ha detto Marengo - di avere avuto la possibilità di proporre, in questo tempo sospeso, un percorso formativo che provasse a tenere vivo il legame forte che connota il rapporto della Fondazione con le istituzioni scolastiche del territorio: riteniamo che scuola e teatro debbano continuamente “parlarsi”, per creare un alfabeto comune che abbia come priorità le esigenze dei più giovani». Un progetto nato da una idea di Dario Focardi. «Quello che abbiamo realizzato – ha spiegato Focardi - ci insegna che non dobbiamo avere paura di sperimentare strade inaspettate. Vogliamo cercare di far interagire i nostri percorsi pedagogici consolidati con la robotica educativa e le nuove tecniche didattiche video-ludiche. Il crossover tra i temi che questo progetto ha messo in atto è stato sorprendente. La tecnologia, che da sempre è parte integrante della creazione teatrale, amplifica le nostre possibilità di creare mondi immaginari. La sfida che abbiamo di fronte è quella di creare un nuovo linguaggio educativo che abbia il coraggio di integrare low-fi e high-fi: contatto visivo e lavagne multimediali, giochi teatrali e videogame, scrittura creativa e robotica. La partita del futuro pedagogico sta qui e dobbiamo giocarla fino in fondo».Roberta Galli

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