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Pontedera

Sos e lacrime in municipio: «Vogliamo solo lavorare»

Marco Sabia
Sos e lacrime in municipio: «Vogliamo solo lavorare»

Dopo il blitz a Montopoli, si mobilitano anche estetiste e parrucchiere di Santa Croce: «Questi provvedimenti non abbattono i contagi, le nostre attività sono sicure»

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SANTA CROCE. C’è chi ha pianto e chi ha difficoltà a dormire la notte da praticamente 30 giorni, da quando il comprensorio del Cuoio è finito in zona rossa. Dopo un mese di silenzio, inizia a sentirsi la voce di parrucchiere ed estetiste, che stanno organizzando delle proteste “educate”, incontrando i vari sindaci e chiedendo loro aiuto. Lo hanno fatto venerdì sera a Montopoli e hanno replicato il giorno dopo a Santa Croce sull’Arno, incontrando la sindaca Giulia Deidda. Parrucchiere ed estetiste chiedono di poter aprire in sicurezza, anche perché la clientela nel frattempo trova il modo di servirsi nei comuni vicini (arancioni) come Santa Maria a Monte, Pontedera, Altopascio. E così, oltre al danno di abbassare forzatamente la saracinesca, si palesa la beffa con le sembianze della migrazione dei clienti. Romina Alfano fa la parrucchiera, è titolare insieme alla socia Daniela Durante di “Look Designer Romina e Daniela” all’interno del gruppo di Gerry Santoro. Solo la sua attività conta 15 dipendenti, adesso a casa: «Chiediamo – spiega Romina – di aprire in sicurezza, magari dimezzando gli ingressi. Dopo un mese di zona rossa a macchie, è palese che questo sistema non abbatte i contagi. Noi stiamo chiusi, ma le spese rimangono: soltanto di prodotti igienizzanti e materiali monouso spendiamo qualcosa come 1.200 euro al mese; senza dimenticare le utenze e gli affitti e la cassa integrazione che arriva con mesi di ritardo. E poi ci sono servizi di cura della persona che non possono essere rinviati, perché sono quasi medicali. Se invece non c’è modo di aprire, allora che arrivino i sostegni, per adesso assenti».

Alfano spiega che la sindaca Deidda «è stata gentile nel consolarci, perché c’era chi piangeva, pur non potendo fare molto». Discorso più o meno uguale per le estetiste: «Siamo preoccupate e stanche – racconta Raffaella Pagano, titolare de Il sogno di Ra – e questa zona rossa non uniforme ci crea ulteriore disagio. I numeri non scendono e non abbiamo una prospettiva di riapertura: è devastante. I nostri esercizi sono molto sicuri: non è molto peggio andare in giro per le case, rischiando che il virus si diffonda? Io non chiedo aiuti, chiedo di aprire con tutti i protocolli del caso. Le mie 3 dipendenti voglio pagarle io, non voglio che rimangono a casa in cassa integrazione».

«A tutte e tutti loro – spiega la sindaca Deidda – ho detto che il Comune farà la sua parte: aspetteremo quindi a mettere in approvazione la Tari per studiare bene le esenzioni; azzereremo il pagamento di suolo pubblico per le attività che non hanno lavorato; applicheremo le esenzioni di cui abbiamo il controllo. E ho aggiunto che cercherò di sostenere la loro voce per quanto riguarda i sostegni. Su questo, il governo deve darsi una mossa e far arrivare i soldi». —

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