Italia
Blitz in Comune delle artigiane ribelli: «Basta zona rossa, vogliamo lavorare»
Estetiste e parrucchiere “occupano” il municipio di Montopoli e incontrano il sindaco Capecchi: «I clienti vanno nei comuni limitrofi, possiamo garantire la sicurezza nelle nostre attività»
Montopoli. Hanno “occupato” pacificamente la sala del consiglio comunale venerdì sera, sapendo che al primo piano del comune il sindaco Giovanni Capecchi, la vicesindaca Linda Vanni e l’assessora Cristina Scali erano impegnati in un incontro. Una richiesta di udienza e di aiuto ordinata ma ferma, messa a segno dalle parrucchiere ed estetiste. In tutto otto professioniste, in rappresentanza dei propri esercizi e delle quasi 40 persone a cui, complessivamente, danno lavoro. Un modo per ribadire l’estremo disagio di essere chiusi, ma soprattutto di esserlo in una zona “di confine” come il Cuoio (e l’Empolese Valdelsa), che proprio venerdì è stato confermato in rosso almeno fino a sabato prossimo alle 14, mentre aree limitrofe andranno in arancione da domani. Per capire cosa accadrà la settimana successiva, bisognerà attendere venerdì prossimo, quando saranno prese decisioni in merito alla settimana successiva (eventuale conferma della zona rossa o passaggio in arancione dal giorno dopo), sulla base dei contagi.
Fra le professioniste del benessere “ribelli” che hanno chiesto udienza al sindaco c’erano Mery Maffei, del centro ricostruzione unghie “Mery”, Elena Fariello, Clara Glielmi e Samanta Cerminara del “Polo Sensoriale Via Cavour 98” di San Romano, Roberta Coltelli di “Idea Donna Acconciature”, Maria Pennacchia del “Centro estetico Venere”. Presente anche Bernardo Carannante del Centro Commerciale Naturale di San Romano.
«Da dove vengono queste decisioni? – hanno chiesto le lavoratrici, che hanno aderito alla petizione nazionale promossa da Cna, Confartigianato, Casartigiani con la quale sono state raccolte quasi 50mila firme –. A novembre, anche nei momenti peggiori, c’erano regole meno restrittive e almeno un po’ lavoravamo».
Un problema economico che lede anche l’identità di una categoria. «Dopo un anno – dice Roberta Coltelli – credo che si possa dire che le nostre botteghe, con i dovuti accorgimenti, sono sicure».
«Le persone passano da un comune ad un altro. Non dovrebbero ma lo fanno. Vanno a S. Maria a Monte a fare la spesa e vanno dall’estetista – spiega Mery Maffei – Che senso ha un comune si e uno no?». Della stessa opinione Elena Fariello: «Nel lasciarsi andare di tante persone, anche sul piano psicologico, concorre anche il non prendersi cura di sé. Nel nostro lavoro c’è molto più di un fatto meramente estetico».
Un “nomadismo” dei clienti che minaccia questo genere di esercizi, su cui incombono anche le attività abusive fatte in casa. Tutto verso comuni vicini “salvati” dalle ordinanze ma che, anche in questi giorni, non avevano numeri così dissimili dai comuni del Cuoio. Valutazioni su cui il sindaco Capecchi, nel dare udienza alle lavoratrici, si è trovato d’accordo. All’incontro con il presidente della Regione Eugenio Giani, i sindaci del Cuoio avevano chiesto una proroga della zona rossa in tutta la Regione per un’altra settimana o, almeno, zone rosse o arancioni coincidenti con i territori delle Asl.
«Alla fine siamo arrivati a due province rosse più i nostri comuni. Hanno pesato molto sulle decisioni in merito al Cuoio i numeri dell’ospedale di Empoli, struttura di riferimento dell’Asl. Ma da parte nostra sono state espresse perplessità sulle restrizioni a macchia di leopardo – ha detto Capecchi di fronte alle imprenditrici –. Ho fatto presente a Giani che la zona rossa a Montopoli non ha generato grandi risultati. Credo anche che i centri benessere, come i parrucchieri, siano posti molto più sicuri di altri. Per questo credo che oltre a farsi sentire da noi enti locali, certe categorie debbano farsi valere a livello nazionale».
Valutazioni che ritornano anche nelle riflessioni del sindaco di Castelfranco Gabriele Toti. «Noi siamo a 422 positivi ogni 100 mila abitanti. Valori assolutamente alti – dice Toti. – Prendo atto delle decisioni del presidente. Le comprendo, le accetto e capisco le motivazioni serie e reali che stanno alla loro base. In passato ho totalmente condiviso i provvedimenti di chiusura per la nostra zona. Stavolta però sono molto più cauto. Ho molti dubbi sul fatto che le zone localizzate siamo la misura più efficace. Abbiamo fatto e stiamo facendo il massimo con le nostre forze. Ora mi aspetto che i ristori ci siano e magari in misura anche più adeguata». –
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