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«Una banca più forte con uno o due soci per crescere in tutta la Toscana»

Andreas Quirici
«Una banca più forte con uno o due soci per crescere in tutta la Toscana»

Il piano della Fondazione per la Cassa di risparmio di Volterra. Pepi: «Non vogliamo essere mangiati da grandi gruppi»

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Andreas Quirici

volterra. Rinforzarsi per crescere in Toscana, mercato bancario da cui sono sparite molte realtà locali del credito e in cui ci sarebbero ampi margini di sviluppo. È questo il messaggio lanciato dal presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, Roberto Pepi, dopo il botta r risposta tra sindacati e direzione generale della banca di piazza dei Priori sia sul futuro dell’istituto, alla luce dei ritardi registrati per la ricerca di soci che porti all’aumento di capitale, sia per le tutele dei lavoratori sul fronte di eventuali trasferimenti.

Le parole di Pepi, che rappresenta l’ente proprietario dell’istituto di credito e che dovrà lasciare la quota di maggioranza, puntano proprio sul futuro della Cassa di risparmio di Volterra: «Se volevamo finire in pancia di un grosso gruppo pronto a mangiarci e a far sparire il nome della banca dalla Toscana lo avremmo già fatto da tempo. Invece, vogliamo essere affiancati da uno o più soggetti con la nostra stessa visione per affrontare il futuro con più solidità. La Cassa ha buoni numeri e un’ottima reputazione. Ha i clienti in crescita e disponibilità economiche per sostenere il territorio di riferimento. Ma la banca del futuro dovrà essere una realtà in grado di andare a inserirsi in quegli spazi in Toscana lasciati scoperti dagli accorpamenti di cui sono state protagoniste altre banche storiche della regione e che, oggi, non ci sono più. Ecco perché stiamo facendo tutto questo».

Il presidente della Fondazione ammette che ci sono stati ritardi: «Abbiamo intrapreso questa strada nel 2019 e pensavamo di poter arrivare a un risultato soddisfacente entro breve. Poi l’arrivo del Covid ha stravolto tutto e messo in stand by il mondo delle banche. Oggi siamo in un contesto di forte incertezza. L’impossibilità di licenziare per le aziende, lo stallo per i pagamenti di tasse e mutui mettono l’economia in una situazione di forte attesa. E quando questo finirà, non sappiamo come reagiranno i vari mercati. Possiamo solo ipotizzare, mentre continuiamo a lavorare per raggiungere l’aumento di capitale con uno o più soggetti. Quello che è importante dire è anche non abbiamo scadenze particolari. Non c’è un’urgenza impellente per chiudere».

Ma c’è un altro aspetto di questa vicenda che Pepi affronta, il rapporto tra la banca e il sindacato, dopo che il direttore generale Stefano Picciolini ha negato l’incontro di lunedì, alla luce dell’articolo sul Tirreno in cui veniva riportata la preoccupazione sul futuro della banda da parte dei rappresentanti dei lavoratori. «Concordo con il direttore Picciolini. Se siamo in trattativa coi sindacati, si ha in programma un incontro e poi mi ritrovo con le sparate sul giornale, credo che non ci sia più niente da dirci. Fondazione e Spa stanno lavorando in sinergia, partecipando insieme ai tavoli della trattativa per l’aumento di capitale. Siamo allineati sia sul lavoro da fare che sull’atteggiamento da tenere di fronte ai sindacati e ai dipendenti che devono stare tranquilli perché a noi sta a cuore il bene di tutti». —

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