Il presidio
«Mandate in carcere il killer di mio figlio»
Sfogo della mamma di Marchesano alla vigilia del processo d’appello: in primo grado Scotto assolto per vizio totale di mente
Marco Sabia
fucecchio. Quello di domani – per Giuseppina De Filippi – è un appuntamento col dolore ma anche con la speranza, quella di avere finalmente la giustizia che chiede. Giuseppina è la madre di quel Giuseppe Marchesano, ucciso a 27 anni dall’amico e coetaneo Danny Scotto di Chiesina Uzzanese nel pomeriggio del 9 novembre 2018 nella sua casa a Castelbosco (con 11 colpi di una pistola 357 Magnum). Il pm aveva chiesto 12 anni di carcere ma in primo grado Scotto è stato riconosciuto totalmente incapace di intendere e di volere e di conseguenza è stato assolto dall’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà; non è andato in carcere ma in una Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), dove in teoria dovrebbe rimanere 24 anni, al netto di futuri sconti di pena per buona condotta.
Domani, però, in Corte d’Assise d’Appello a Firenze si terrà la prima udienza per il processo di secondo grado, visto il ricorso da parte della Procura contro la sentenza di primo grado. Giuseppina ha 50 anni, abita a San Pierino, ma di fatto la sua vita si è fermata il 9 novembre di quasi tre anni fa, quando ha ricevuto la telefonata più terribile della sua vita. Da allora Giuseppina vive in funzione del desiderio di giustizia che chiede per il figlio, perché per lei quei 24 anni e quel totale vizio di mente contenuto nella sentenza di primo grado sanno di beffa.
Nella testa di Giuseppina c’è un tarlo: la premeditazione, la decisione consapevole da parte di Danny di mettere fine alla vita dell’amico. Per lei Scotto non era stato colpito da nessun delirio ma aveva invece pianificato tutto, visitando l’abitazione di Marchesano alcuni giorni prima per sondare il terreno e capire come muoversi il giorno dell’omicidio: «Danny era stato da Giuseppe 15 giorni prima – racconta – senza che avvertisse; ero al telefono con mio figlio quando mi ha detto che fuori c’era proprio Danny. Perché quel giorno era andato a casa sua, se non per fare un sopralluogo e capire le possibili mosse di mio figlio? Scotto stava pianificando l’omicidio, lui sa benissimo quello che ha fatto. E che questo non sia stato riconosciuto mi impedisce di vivere e di dormire la notte. Chi sbaglia deve essere punito: io ho perso Giuseppe a 27 anni e Marchesano si fa forse 24 anni di Rems in “villeggiatura” ?».
L’umore di Giuseppina – e non potrebbe essere diversamente – non è dei migliori e anche le sensazioni vanno di pari passo: «Arrivo a questa udienza con la paura che questo processo non porti alla giustizia che chiedo per Giuseppe e che lui si merita. Niente e nessuno mi restituirà mio figlio, il danno è stato fatto ma spero che si giunga ad una sentenza giusta».
E se dovesse incontrare l’assassino del figlio in aula? «L’ho visto solo una volta di persona dopo quello che ha fatto e sono stata accompagnata fuori dall’aula perché mi sono sentita male. Scotto ha mangiato al mio tavolo, era una persona da cui non credevo di dovermi difendere e questo mi scatena un uragano di emozioni: ci sono dei momenti in cui vorrei chiedergli perché e altri dove mi chiuderei in un mutismo assoluto. Però per Giuseppe sono disposta a fare qualsiasi cosa». Giuseppina nel cellulare ha ancora la tristemente nota foto in cui Giuseppe, Danny e altri amici sono felici al pub a bere; non è ancora riuscita a cancellarla, anche se chi le vuole bene le consiglia di farlo. «Non la cancello, perché ho bisogno di vedere in faccia chi ha ucciso mio figlio in quel modo».
Dalla famiglia di Scotto – racconta Giuseppina – non ha più saputo nulla: «Niente – rivela – nemmeno una richiesta di perdono». L’udienza di domani sarà molto probabilmente interlocutoria: il pubblico ministero potrebbe chiedere un’ulteriore perizia. Ma quale sarebbe la giustizia “giusta” per la madre di Marchesano? «Di sicuro non la Rems, perché come ho detto Scotto sapeva quello che faceva. Potrei accettare un parziale vizio di mente, ma non che si continui a sostenere che lui non sapeva per niente quello che stava facendo. Se fosse condannato al carcere per un po’ di anni, capirebbe tante cose». —
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