Il Tirreno

Pontedera

l’ex direttore amministrativo del Teatro verdi 

Viaggio nella storia dei partiti camminando su strade bianche

Paolo Falconi
Viaggio nella storia dei partiti camminando su strade bianche

Un viaggio a ritroso lungo il percorso tra la Dc e l’Ulivo a Cascina, l’incontro con i big da Aldo Moro a Enrico Letta, raccontato nel libro di Andrea Paganelli

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Paolo Falconi

CASCINA. “Ho camminato su strade bianche” è il libro scritto dal cascinese di Latignano Andrea Paganelli, chiamato così perché parte dal 1956 quando le strade sterrate erano frequenti, quando il bianco predominava sulla scena politica, quando l’attività in seno a un partito presupponeva (così come negli anni successivi) una bella preparazione e non approssimazione. E Paganelli di attività politica ne ha fatta abbastanza, anzi molta: ha percorso tutta quella che viene definita Prima repubblica, è entrato nella Seconda dal portone principale e mai è stato a guardare come comprimario. Tutti giovincelli, a quei tempi, ha conosciuto e fatto gruppo con Enrico Letta, attuale segretario del Pd, e con Simone Guerrini che fa parte dello staff del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sintetizza Paganelli.

E ha vissuto tutto il travaso di forze e di idee dalla Prima alla Seconda repubblica. Si è ritrovato a chiudere la sezione di Dc di Pisa come segretario amministrativo negli anni caldi di Tangentopoli e poi ha aperto, nel ruolo di coordinatore, la sezione dell’Ulivo a Cascina diventando poi segretario del Pd. Tutto spiegato, pensato e ponderato nel libro “Ho camminato su strade bianche” presentato l’altro pomeriggio alla biblioteca comunale di Cascina e che oltre alla libreria Gini di Cascina, alla cartolibreria di Navacchio, e alla libreria La Ghibellina di Pisa, è reperibile anche inviando una mail al Centro stampa Faccini di Pisa (info@centrostampafaccini.com). Il volume si apre con un omaggio al paese natio: «Io non so spiegare perché, ma talvolta, quando devo fare una scelta che richiede qualche seria riflessione, anche in alcuni passaggi dell’impegno professionale o politico, il pensiero, oltre che a mio padre, corre a Latignano, il mio paese di origine. Un piccolo centro abitato in aperta campagna a sud di Cascina, nella piana di Pisa. E’ come un riflesso automatico. Penso spesso a quel paese e a quello che mi ha dato e agli anni della mia gioventù, anche attraverso alcune immagini, ricordi che rivedo ancora oggi ben nitidi e definiti nonostante il tempo trascorso». Ma si parla dell’invasione delle truppe sovietiche dell’Ungheria, di Togliatti, di Enrico Mattei all’Eni, degli anni del boom economico, dei vari personaggi politici di allora a partire da Aldo Moro che Paganelli conobbe personalmente, fino allo scioglimento della Democrazia cristiana, la nascita del Partito popolare, che «riprendeva, oltre al nome, il solco e la tradizione del partito fondato da Luigi Sturzo nel 1919». E ancora: «La Politica si ripresentò alla mia porta senza che io la cercassi, nel 1994 perché a Cascina si dovevano tenere le amministrative. Il candidato designato del Pds era Carlo Cacciamano, che conoscevo molto bene». E poi la Seconda repubblica e «tanta confusione», con tutta una serie di interessanti considerazioni e attente quanto motivate riflessioni che non sveliamo per non rovinare l’interesse nella lettura del libro. Che in più di un passaggio sembra acquisire doti di veggenza. Lo dice lo stesso Paganelli quando parla dell’idea di «un partito “nuovo”, che confidavo, allora come ora, potesse essere il Partito democratico, era l’agosto del 2003, un po’ in anticipo. In effetti il libro si potrebbe anche concludere qui, su queste ultime riflessioni messe in ordine, perché pur essendo trascorsi ben oltre 15 anni la mia convinzione rimane quella secondo cui questi temi sono ancora tutti aperti davanti a noi, e in gran parte ancora irrisolti. “Tra il dire e il fare” infatti c’è sempre di mezzo qualcosa di più grande, che non necessariamente è sempre il mare». Ora che è in pensione dopo essere stato direttore amministrativo de Teatro Verdi di Pisa, abitando a Cascina, non disdegna di andare a passeggio per le “strade bianche” di Latignano dove . —

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