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Ogni anno un’immagine simbolo della tua città: vent’anni di foto in regalo con Il Tirreno

Paolo Falconi
Ogni anno un’immagine simbolo della tua città: vent’anni di foto in regalo con Il Tirreno

Da venerdì 26 marzo in regalo con il giornale 21 grandi scatti per raccontare Pontedera dal 2000 a oggi

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L’aveva pensato, l’aveva voluto. Forse l’aveva immaginato, di sicuro non gli è stato concesso di vederlo. Giovanni Alberto Agnelli, quel Museo Piaggio, se l’era visto scorrere nella sua mente, ma un destino perverso, diventato malattia rara che non perdona, se lo portò via nel 1997, a soli 33 anni.

Ma la brillante idea di “Giovannino” non naufragò. Anzi, nei mesi avvenire prese forma in chi succedette nella carica a capo dell’azienda pontederese e nei suoi collaboratori. Ci credettero anche loro, eccome. Forse fu, ed è, un degno modo di ricordare quel giovane rampollo di casa Agnelli, venuto a Pontedera a tessere un futuro diverso dal passato per l’azienda delle due ruote. A lui è intitolato.

Il 28 marzo 2000 si taglia il nastro al Museo Piaggio. Un impegno economico di 6 miliardi delle vecchie lire. Il nuovo millennio era anche un nuovo modo di presentare alla città e al mondo il “pianeta Vespa”. Una struttura e espositiva che diventa ben presto meta dei tantissimi appassionati del celebre scooter che arrivano da ogni parte del mondo per osservare da vicino modelli da collezione o le rivisitazioni a cura di artisti famosi.

L’idea dell’ingegner Corradino D’Ascanio, la scommessa di Enrico Piaggio nell’immediato dopoguerra sono lì, in quei padiglioni che un tempo neppure troppo lontano ospitavano reparti dell’azienda (più esattamente la zona attrezzeria) e che la “rivoluzione industriale” di fine XX secolo ha reso deserti, non operativi, inutilizzati perché di maestranze ce n’era sempre meno bisogno e i “pezzi” degli scooter erano stati appaltati sempre di più a mercati con prezzi bassi e concorrenziali.

Con quel museo è come se Giovanni Alberto Agnelli non avesse mai spezzato il cordone ombelicale con Pontedera, che aveva eletto a sua nuova città: ci viveva (nella villa di Varramista) e si trovava a proprio agio. E così, da quella fine di marzo di 21 anni fa, diventò quello che a Torino è il Lingotto per la Fiat.

Nei tremila metri quadrati iniziali di quello che ben presto diventerà uno dei più importanti musei d’impresa italiani hanno trovato spazio tutti i prodotti che hanno fatto la storia dell’industria dei trasporti creata e resa famosa, in oltre un secolo di attività, dalla famiglia Piaggio. Tra questi: il prototipo Mp6 della Vespa, datato 1945 e firmato, appunto, Corradino D’Ascanio (meglio conosciuto come Paperino); la prima Vespa 98 cc. del ‘46; la Vespa “siluro” che nel ‘51 conquistò il record del chilometro lanciato superando i 171 km orari; la quattroruote “400”, l’automobilina realizzata nel ‘57; il primo modello del Ciao. Con chiari riferimenti all’industria ferroviaria (nel piazzale all’ingresso del museo c’è una elettromotrice degli anni Trenta) e a quella aeronautica (un velivolo P 148, modello di punta della produzione aerea Piaggio agli inizi degli anni Cinquanta).

Parti integranti del Museo, il centro congressi con oltre duecento posti e la biblioteca, dove è possibile consultare l’archivio storico dell’azienda. La raccolta comprende 50mila documenti anche fotografici e cinematografici ed è stata realizzata in collaborazione con il dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Pisa.

All’apertura al pubblico anche Umberto Agnelli e Avery Howe, il padre e la moglie di Giovanni Alberto Agnelli. «Battezziamo un museo che è un elemento dinamico dei rapporti tra azienda e territorio – ebbe a dire il professor Tommaso Fanfani, presidente della Fondazione Piaggio, costituita nel ‘94 da Comune di Pontedera, Provincia di Pisa e Piaggio – che testimonia i processi di innovazione continua di un’impresa e con essa della capacità creativa di un contesto ben più ampio dei confini materiali della fabbrica».

«Questo è un giorno importante per Pontedera – fu il commento dell’allora sindaco di Pontedera, Paolo Marconcini – Il museo sorge dove tanti lavoratori hanno prestato la loro opera: gli stessi lavoratori che nel dopoguerra hanno contribuito alla ricostruzione degli stabilimenti e al conseguimento degli obiettivi produttivi, che hanno fatto risorgere la fabbrica dal fango dopo l’alluvione del ‘66, che tuttora costituiscono la risorsa su cui si basano la nostra storia, il nostro futuro e la nostra ricchezza sociale».

Da allora, quella struttura, non ha smesso di essere terreno fertile di iniziative, di eventi, di visite di tanti appassionati “vespisti” e no. Di certo rappresenta un volano per esportare Pontedera nel mondo, ed è un dato di fatto su quel fenomeno culturale, la Vespa, che mise in moto gli italiani che si risollevavano dalle rovine del secondo conflitto mondiale.

Scatti da collezione in omaggio con Il Tirreno

Da venerdì 26 marzo Il Tirreno vuole fare un regalo ai suoi lettori. Per 21 giorni (dal lunedì al venerdì), comprando una copia del quotidiano si riceverà in omaggio una foto simbolo. Per ognuno degli anni Duemila sin qui trascorsi abbiamo scelto un’immagine significativa che ha contrassegnato la vita del territorio e ha suscitato emozioni nei cittadini. Domani la prima immagine in omaggio con il giornale, dedicata all’inaugurazione del Museo Piaggio. Poi il viaggio tra economia, sport, eventi e cronaca proseguirà con il Dolcione di Orentano dedicato alla Ferrari e al secondo titolo consecutivo vinto da Schumacher con il Cavallino nel 2001; e ancora, tanto per citarne alcuni, il tartufo da record (1,5 chilogrammi), trovato da Savini di Forcoli e venduto all’asta per 330mila dollari nel 2007, la promozione in serie C del Pontedera nel 2012; ma anche il record europeo di vittorie consecutive del Ponsacco calcio, che batte il precedente primato dei portoghesi del Benfica (2013); spazio anche alla musica, con la decima edizione del Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli nel 2015 e il concerto di Antonello Venditti al festival "11 Lune" a Peccioli. E ancora il maxi rogo che ha sfregiato il Serra nel 2018, fino alla foto-simbolo della sanificazione anti-Covid di piazza dei Miracoli nel 2020.

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