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I dirigenti leghisti si schierano davanti al palazzone «Va sgomberato»
Presente anche l’europarlamentare Susanna Ceccardi: «C’è da ripristinare legalità e sicurezza sanitaria»
Sabrina Chiellini
POnsacco. Sotto i terrazzi del mega condominio di via Rospicciano, con bambini e adulti a guardare, va in scena l’ennesima puntata del duello politico sulla gestione dell’edificio incompiuto. Il focolaio di Covid-19, scoperto tra gli abitanti del palazzone, riaccende polemiche mai sopite. Così il Carroccio organizza una conferenza stampa all’aria aperta, proprio per parlare del caso. Per strada, a due passi dal tendone della Protezione civile, scortati da polizia e carabinieri, ci sono Giorgio Petralli (commissario della sezione Pontedera-Ponsacco), i consiglieri comunali della Lega Pericle Tecce e Gianluca Tuzza, insieme al consigliere regionale e commissario provinciale Marco Landi e all’europarlamentare Susanna Ceccardi. La polemica parte dai numeri. «Vogliamo sapere qual è la situazione del palazzo. Quante persone vi abitano, quanti sono stati i contagi, quanti i tamponi effettuati nell’immobile», insistono Ceccardi e Landi. Dati che la Società della salute della Valdera fornisce ai sindaci per le necessarie valutazioni. «Noi li chiederemo alla giunta regionale perché sia fatta chiarezza su una vicenda che mette in evidenza l’inconcludenza delle amministrazioni di centrosinistra», aggiunge Landi. «Qui si tratta di ripristinare la legalità e garantire la sicurezza sanitaria, il sindaco può farlo confrontandosi con il prefetto», aggiunge Ceccardi. Visti i numeri, molti temevano che Ponsacco, dopo il cluster di via Rospicciano, finisse zona rossa. Invece è rimasta arancione. In base a quale criterio?, domandano. «Nel corso della riunione settimanale del venerdì del comitato regionale – afferma Landi, invitando i giornalisti ad ascoltare il video – è stata esaminata la situazione di Ponsacco, poiché risultava avere un tasso di 588, quando il limite per andare in zona rossa è 250». Cosa è stato deciso? «Niente. Ma i provvedimenti che la giunta regionale assume devono dipendere esclusivamente da ragioni sanitarie, non di altra natura come invece è successo per Ponsacco», ripete Landi. Insomma, insiste, se Ponsacco fosse passata zona rossa insieme al rischio Covid ci sarebbe stato anche quello delle tensioni sociali. Ceccardi ricorda di quando da sindaca ha sgomberato il centro per migranti “La Tinaia”.
«Se si vuole si può fare anche qui, se non ci sono le condizioni di sicurezza. Il sindaco di Ponsacco si assuma le sue responsabilità, chiami tecnici e polizia municipale per effettuare sopralluoghi e verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie nel palazzo. Lo sanno tutti che il Comune ha rischiato la zona rossa per i comportamenti degli abitanti del palazzo che non si sono fatti problemi a violare gli obblighi imposti per il contenimento del Covid». Di chi la responsabilità? «Citofonare al Pd – la butta sull’ironia –. Gli abitanti di questo immobile sono dieci volte tanti quelli sgomberati dal campo rom di Navacchio. Sono venuti qui da tutta la Toscana».
I primi rom sono arrivati in provincia con il progetto “Le città sottili” che è iniziato già nel 2006 e finanziato per più anni dalla Regione e dal Comune di Pisa. Prevedeva lo smantellamento graduale del campo nomadi di Coltano. Un leit motiv di ogni campagna elettorale. Alcune famiglie di etnia rom sono arrivate in via Rospicciano, quando ormai il conflitto tra il Comune e il costruttore (la Futura Immobiliare) era al capolinea. Dopo lo sgombero (fine 2018) del campo di Navacchio, nel comune che era amministrato dall’ex sindaca, altre famiglie hanno preso casa nel palazzo rosa. La stragrande maggioranza con un contratto di affitto, pur essendo già fallita la Futura Immobiliare. Come questo sia stato possibile fa parte di un’altra storia e di un’indagine aperta nel 2019. –
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