Il presidio
Vergero: «Niente trattamenti a Ponsacco» Ma i no-discarica chiedono più chiarezza
L’intervento del gruppo piemontese non sgombra le domande sullo stoccaggio dell’amianto in arrivo nel sito di Chianni
Alessandro Bientinesi
Chianni. «Non ci sarà trattamento di amianto nei nostri impianti di Ponsacco e Chiusi, attività peraltro non prevista dalla normativa né dalle autorizzazioni in nostro possesso. La bonifica e messa in sicurezza dell’amianto sono eseguite nel luogo di produzione e non ci può essere alcun progetto in merito». La nota è firmata dal gruppo Vergero, una precisazione sulla possibilità che il gruppo torinese, nuovo proprietario della discarica Grillaia di Chianni, stia sondando per stoccare l’amianto bonificato in tutta la Toscana prima del trasferimento in discarica. Una possibile estensione, dunque, del “problema eternit” non solo a Chianni ma, in fase di stoccaggio e trasporto, a buona parte della Valdera.
Una precisazione che però non esclude l’altra ipotesi in campo. A Ponsacco e Chiusi non ci sarà trattamento di amianto, ma con tutta probabilità ci sarà lo stoccaggio. Per quanto tempo? Perché, una volta bonificato, le autorizzazioni in mano a Vergero non prevedono l’immediato trasporto in discarica? Domande emerse anche sabato scorso nel corso dell’assemblea pubblica in piazza della Chiesa a Chianni e girate anche all’amministrazione guidata da Giacomo Tarrini. Le lastre di eternit diventano pericolose solo in certe condizioni, allora perché non vengono conferite a breve termine alla Grillaia una volta bonificate? Perché è necessario lo stoccaggio prima del conferimento? Quesiti a cui al momento non è ancora stata data risposta.
Nel corso dell’assemblea, poi, uno dei firmatari del ricorso legale per far ritirare la delibera della giunta regionale che autorizza il conferimento di 270mila metri cubi di amianto, ha parlato dell’arrivo del gruppo Vergero con una metafora: «Sono qua a fare la prova della rana bollita, non penso che abbiano comprato ancora nulla». Proviamo a tradurre: un esperimento della John Hopkins University nel 1982 ha dimostrato che una rana, se messa in una pentola su un fornello, non tenti subito la fuga ma si adatti all’aumentare della temperatura fino a restare inevitabilmente bollita col passare dei minuti.
Per i cittadini che si oppongono al piano amianto, la rana bollita sarebbe il Comune di Chianni a causa dell’atteggiamento troppo “morbido” dell’amministrazione nei confronti di una proprietà, peraltro non legata al territorio, che arriverebbe in Valdera per fare business sui rifiuti. Per i no-discarica, dunque, Vergero ha messo alla prova il territorio, la prova della rana bollita.
C’è, poi, il resto della frase. Quella del «non ha comprato ancora nulla». Il gruppo torinese, infatti, ha dichiarato di aver già investito 2 milioni di euro nell’operazione e che prevede di investirne presto altri 3. L’acquisizione del 60% delle quote della Nuova Servizi Ambiente, società che ha meno di 100mila euro di capitale sociale, significa mettere sul tavolo circa 60mila euro. Aggiungendo anche i debiti pregressi, la cifra sarebbe comunque più bassa. Dalle prime verifiche non risultano esserci ancora dei cambi societari già in essere, per altro rischiosi perché esporrebbero la Nsa all’annullamento della delibera di giunta regionale. Più realistico, dunque, un accordo tra Mario Giusti e Marco Vergero che preveda l’acquisto delle quote quando la situazione sarà definitivamente sbloccata. Quindi, prevedibilmente, dopo la sentenza attesa dal Tar. –
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